Lo scorso 5 dicembre 2025 l’Aula Magna del Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto si è trasformata in un luogo di ascolto, verità e responsabilità civile, ospitando la tappa vastese del Premio Nazionale Paolo Borsellino. Un premio nato nel 1992 su impulso di Antonino Caponnetto e Rita Borsellino, come ricordato dal cofondatore Leo Nodari, che da oltre trent’anni porta nelle scuole italiane non solo memoria, ma impegno concreto. L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Regionale della Legalità e dalla Regione Abruzzo e intitolata significativamente “Tertium Non Datur” (non è data una terza via), ha riportato al centro il tema più difficile da affrontare: l’indifferenza.
Sotto la guida del moderatore Lorenzo Salerni, l’incontro ha reso attuale la memoria di Falcone e Borsellino, ricordando a tutti che la loro eredità si costruisce nelle scelte di ogni giorno, come suggerito dalla Dirigente Scolastica Mariagrazia Angelini.
Le parole più forti non sono giunte da astratti discorsi giuridici, ma da storie come quella di Marilena Natale, giornalista sotto scorta. La sua lotta alla Camorra non è nata da un eroismo astratto, ma dalla frustrazione verso le ingiustizie quotidiane. Il suo monito risuona come un giuramento civico: “o è bianco o è nero”. Ci ha chiesto di diventare le “vedette del nostro territorio”, perché l’impegno inizia combattendo la “mafia che c’è dentro di noi”, rifiutando la comoda zona d’ombra del compromesso. Dobbiamo lottare contro la mafia che è dentro di noi, prima di combattere quella fuori, respingendo ogni forma di “grigio”, come la raccomandazione o l’indifferenza.
Questo concetto di scelta quotidiana è stato ripreso dall’Avvocato Francesco Prospero, Presidente dell’Osservatorio Regionale della Legalità. Citando Martin Luther King, ha posto la vera sfida: il male più grande non è la violenza dei cattivi, ma la silenziosa indifferenza dei buoni. Lo Stato, ha ricordato, non è un’istituzione lontana, ma si manifesta in ogni nostra “piccola cosa fatta con grande amore”, dal contrasto al bullismo al rispetto delle regole più semplici.
Il dibattito si è spostato sulla battaglia interiore che tocca in prima persona i giovani. Frate Emiliano Antenucci ha guardato dritto negli occhi gli studenti affrontando uno dei nodi più delicati della nostra età: il dolore e la fuga attraverso la droga. Le sostanze stupefacenti, ha spiegato, sono solo un anestetico per un’anima che soffre.
La vera sfida non è evitare il dolore, ma trasformarlo. Frate Emiliano ha esortato tutti a fare del proprio dolore una “danza”, nutrendosi di ciò che eleva lo spirito, l’arte, la musica, la poesia, per non soccombere alla tristezza che spinge verso la droga. Il suo invito a “stare meno online e molto più on life” è un appello a riscoprire la bellezza e il miracolo della realtà.
A dare profondità storica a questa resilienza emotiva è arrivata l’emozionante testimonianza di Magda Rover, che ha condiviso il ricordo di aver assistito a terribili azioni da bambina durante le Foibe, ma scegliendo sempre di stare dalla parte delle vittime, dimostrando come la forza d’animo possa prevalere su qualsiasi tragedia.
Le figure istituzionali hanno messo a fuoco la realtà del presente, a partire da Vasto. Il Vice Questore Pasquale Marcovecchio ha confermato la costante attività criminale del vastese, dai furti ai “codici rossi” allo spaccio, sottolineando che l’attenzione non può mai abbassarsi.
La Dott.ssa Silvia Zarra, Sostituto Commissario del Tribunale per i Minori, ha acceso un faro sul rischio digitale, l’area in cui l’ingenuità giovanile può avere le conseguenze più gravi. L’invio di foto intime tra coetanei, ha ammonito, è un passo breve verso il reato di produzione pedopornografica, spesso compiuto in totale inconsapevolezza. L’importanza di conoscere la legge, anche per atti apparentemente banali come portare un coltello fuori casa, è cruciale.
Tuttavia, l’approccio è improntato alla speranza. Il sistema minorile, come confermato dalla Dott.ssa Zarra, mira sempre alla rieducazione e al reinserimento. Il messaggio rassicurante è che la giustizia non abbandona: “Nessun ragazzo è mai perso”.
L’incontro si è concluso con un momento particolarmente significativo, nato da una domanda di una studentessa che ha espresso un dubbio diffuso: “Come si fa a non perdersi d’animo in un mondo che a volte sembra troppo difficile?”
La sua domanda ha creato un silenzio diverso dagli altri: non quello dell’attenzione, ma quello di chi si riconosce in un pensiero condiviso. La risposta è arrivata con semplicità e profondità. Non un discorso lungo, ma una frase che racchiudeva il senso dell’intera mattinata: se nella vita trovi un ‘perché’, allora riesci a superare qualsiasi ‘come’.
È stato un invito a non cercare la perfezione o la forza immediata, ma un motivo che valga la pena seguire: un sogno, un valore, una persona, un progetto. Qualcosa che possa guidarci quando le difficoltà sembrano troppo grandi.
L’eredità di Falcone e Borsellino non è un semplice ricordo storico, ma un’esigenza morale che ci impone di non delegare. Il futuro dello Stato dipende da chi, come noi, sceglie ogni giorno di farsi le domande giuste e di non accettare l’ombra. Tocca a noi, architetti della nostra società, sognare con i piedi per terra e schierarci, risolutamente, dalla parte della luce.
Giulia Piccirilli



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