“Turbe giovanili” di Fabri Fibra è il primo album inedito del rapper italiano. Prodotto nel 2002 da “Teste Mobili Records”, contiene 17 brani prodotti da Neffa, ad eccezione di “Ma che persona”, prodotta da DJ Lato.
Prima di analizzare come sia stato prodotto e successivamente pubblicato l’album, e prima di parlare delle edizioni successive a quella del 2002, è importante comprendere la situazione musicale in Italia in quel periodo. Dal punto di vista musicale, mentre in classifica Jovanotti e Laura Pausini si contendono il primo posto, e un giovane Tiziano Ferro comincia a farsi strada con “Rosso relativo”, del rap italiano in classifica non c’è traccia. L’hip hop e il rap sembravano aver raggiunto il loro apice alla fine degli anni ’90, mentre all’inizio del nuovo secolo, tra i pochi album del genere usciti, si percepisce solo un sottofondo di rassegnazione. In un contesto del genere, compare Fabri Fibra, che pubblica appunto “Turbe giovanili”, e questa scelta diventa quasi una forma di resistenza.
La storia di come sia nato l’album è ormai abbastanza nota. Neffa aveva ritrovato un suo vecchio hard disk, sul quale erano presenti alcune tracce strumentali. Così chiamò Fibra, con il quale era in contatto da tempo, e gli consigliò di recarsi a Bologna da lui per ascoltare quelle basi e scrivere sopra delle barre. Da questa collaborazione nacque il brano in questione. Tuttavia, le strumentali non erano ancora state completamente elaborate e mixate; quella che venne pubblicata nel 2002 appare più come una demo dell’album. Le stesse strumentali furono remixate, con l’aggiunta di rime inedite e di un bonus track, nel 2010 (questa nuova versione dell’album fu prodotta dall’Universal Music Group).
Fibra non era una figura completamente nuova nella scena rap, ma era più noto per i suoi giochi di parole e per il lessico alterato, tipico delle Teste Mobili. Di conseguenza, tutti si aspettavano tracce con quel tipo di stile. Tuttavia, il rapper voleva andare oltre. Per farlo, poteva scegliere tra due strade: creare un linguaggio completamente nuovo oppure cercare di portare ordine nel caos. Fibra optò per quest’ultima.
L’atmosfera che emerge dalle tracce dell’album è cupa, quasi nichilistica. Si percepiscono i pensieri di un giovane adulto che vive in una scena tipicamente italiana, dove, una volta finita la scuola, inizia il caos di una vita che non sa come debba andare, né dal punto di vista lavorativo, né da quello amoroso o relazionale. L’unica soluzione apparente a questa condizione sembra essere quella di fuggire. Questo si può notare soprattutto nella traccia “Dove fuggi?”, che presenta numerosi interrogativi posti dall’artista all’ascoltatore (ma anche a sé stesso). Le domande sono tante, così come i pensieri che emergono chiaramente in “Nuovi stili di insonnia”, in cui la veglia viene rappresentata come una condanna che costringe a rimaneggiare i propri pensieri e a trovare una soluzione, evitando di fuggire.
Nel corso dell’album, Fibra viene rappresentato come un ragazzo che fatica a diventare adulto, che si trova in una fase di mezzo, con una costante paura del futuro e un peso di dubbi. Gli ultimi due brani dell’album sono “Di noi” e “Ma che persona”: in entrambi si utilizza la seconda persona singolare. Nel primo, si rivolge a una figura femminile; nel secondo, a sé stesso. In questi pezzi, conclude il suo percorso passando dall’essere un giovane uomo a un adulto, segnando un distacco completo dalla provincia.
Gli stessi schemi e discorsi ripetuti all’infinito portano a una depersonalizzazione totale. Fibra conclude “Ma che persona” e l’intero album con il passaggio più violento della sua discografia:
“Stai nel tuo coma fin quando non ritorni come prima
Tu stessa persona, sì, stessa persona
Ma se stai con gli altri sei un’altra persona
Tu stessa persona o altra persona
Che se stai con gli altri sei un’altra persona
Tu, ma che persona sei? Ma che persona?”
L’introspezione di Fibra in questo album è notevole e, fino a quel momento, nessuno si era spinto così in profondità. Questa profondità non verrà raggiunta per molto tempo, soprattutto nella scena del rap. Probabilmente, sono stati proprio questo e l’attualità degli avvenimenti che egli racconta, insieme alle condizioni psicologiche dei giovani adulti di allora – che sono ancora attuali oggi – a rendere “Turbe giovanili” un disco fondamentale, non solo nel panorama rap, ma nell’intera discografia italiana.
Annalisa Lucarelli

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