Una lettura perfetta per chi cerca qualcosa di breve ma impattante

Recensione del racconto di Fëdor Dostoevskij "Le notti bianche".

Tutti sogniamo. I sogni sono parte di noi, ci cullano mentre dormiamo, ci accompagnano quando siamo bambini e adolescenti.

Ma come sarebbe vivere la nostra vita come se fosse un sogno? Come, se tutti noi fossimo sognatori perpetui?

È così che “Le notti bianche” di Dostoevskij hanno inizio.

Ci troviamo nella fredda e magica Pietroburgo, dove un giovane sognatore trascorre le sue giornate in compagnia dei suoi sogni, i quali possiedono la curiosa capacità di illuminare quella monotona vita di cui fa parte e di animare ogni piccolo, bizzarro o insolito dettaglio di questa città ormai sembrata svanire. Purtroppo, dai sogni, prima o poi ci si deve svegliare.

Durante una delle sue solite passeggiate serali lungo il fiume, il nostro sognatore incontra la giovane Nasten’ka, una ragazza semplice dal cuore fragile. L’amore che il giovane prova per la dolce ragazza solitaria è profondo, autentico e passionale: è un sogno. Ma la crudele verità che egli dovrà affrontare squarcerà per sempre quel grande velo che, fino a quel momento, lo aveva separato da quella tetra e triste realtà in cui era immerso.

Attraverso la semplicità, Dostoevskij riesce a farci viaggiare lontano, attraverso il puro cuore di un sognatore che nella più grande speranza continua ad amare, sempre, infinitamente. Ci fa scoprire, attraverso poche pagine e grazie alla brillante capacità di comporre frasi e racconti meravigliosi, il potere straordinario e l’immensa influenza che questo sentimento suscita in noi, la forza che riesce a donare e a togliere.

Una lettura perfetta per chi cerca qualcosa di breve ma impattante, diversa dalla solita storia d’amore e che, nonostante i sogni, riesce a mostrare tanto della realtà. Un racconto adatto a tutti, specialmente ai sognatori.

Maria Monteferrante