Quando la consapevolezza a tavola diventa la prima forma di ricerca

Al Polo Liceale Mattioli una settimana di laboratori con i divulgatori scientifici dell'AIRC

​”Siamo ciò che mangiamo”, recitava un celebre aforisma di Feuerbach, ma la realtà che abbiamo esplorato questa settimana tra i banchi del Polo Liceale Mattioli è molto più complessa e profonda.

Dal 19 al 24 gennaio, gli studenti dei primi tre anni hanno preso parte a un ciclo di incontri con l’AIRC (Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), trasformando le ore di lezione in un momento di autentica consapevolezza sulla sfida più difficile della medicina moderna.

A guidare il dialogo sono stati i divulgatori scientifici Antonio Di Marco e Mattia Rossi, i quali hanno illustrato la missione dell’AIRC partendo dalla genesi stessa della patologia: il tumore. Ci è stato spiegato che non si tratta di un’entità estranea, ma di una malattia che nasce dal cuore della nostra unità biologica, la cellula, quando il suo DNA subisce degli “insulti” o danni genetici che l’organismo non è più in grado di riparare. Invece di fermarsi, la cellula danneggiata inizia a riprodursi in modo incontrollato, venendo meno alla propria specializzazione funzionale. Fattori esterni come il fumo, le radiazioni e una dieta sbilanciata possono accelerare questo processo. E’ per questo che la Fondazione investe in ricerca e prevenzione tramite iniziative come le “Arance della Salute” o progetti innovativi su piattaforme come Roblox.

​Dopo questa premessa scientifica, per verificare la nostra reale preparazione, i divulgatori hanno proposto un quiz interattivo. È stato un dialogo guidato in cui ogni domanda ha approfondito le funzioni delle biomolecole, distinguendo tra i grassi insaturi (liquidi e benefici) e quelli saturi (solidi e da limitare). Il passaggio alla pratica è avvenuto poi con il gioco della “cloche”. Sollevando il coperchio, abbiamo scoperto piatti come la cotoletta alla milanese e abbiamo dovuto posizionare gli ingredienti nel “Piatto della Salute di Harvard”. Questo modello suddivide il pasto ideale in sezioni: metà deve essere composta da frutta e verdura, un quarto da carboidrati e l’ultimo quarto da proteine sane. Il gioco ha rivelato quanto molte pietanze siano sproporzionate, ma la riflessione finale è stata rassicurante: il problema non è il singolo alimento, bensì la frequenza del suo consumo e la capacità di riequilibrare gli eccessi nel corso della giornata.

​Un secondo momento di gioco ci ha coinvolti nel tentativo di indovinare la quantità di zucchero presente in diversi alimenti. È emerso un dato preoccupante: le bibite gassate e zuccherate contengono quantità di saccarosio molto più elevate rispetto a snack e cibi solidi, rivelando quanto la nostra percezione del “dolce” sia spesso fuorviante rispetto al reale contenuto nutrizionale dei prodotti.

L’incontro si è concluso con un’osservazione visiva di vari cereali conservati in barattoli trasparenti, permettendoci di riconoscere le caratteristiche di ciò che spesso mangiamo senza troppa attenzione. Questa esperienza ci ha lasciato con una consapevolezza più profonda: la prevenzione non è una rinuncia, ma un gesto di rispetto verso la complessità e la bellezza della vita che custodiamo dentro di noi.

Julia Di Paolo

Foto di Antonio Bevilacqua