AIRC: “prevenire è meglio che curare”

Intervista ai divulgatori scientifici AIRC Antonio Di Marco e Mattia Rossi

Da anni, il Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto promuove la prevenzione attraverso incontri con divulgatori scientifici AIRC, rafforzando la sensibilizzazione tra studenti e comunità scolastica.

L’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) è una delle principali organizzazioni in Italia dedicata alla lotta contro il cancro, impegnata nella ricerca scientifica, nella prevenzione e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Grazie a queste iniziative, gli studenti vengono educati non solo sull’importanza di adottare stili di vita sani, ma anche sulla rilevanza della ricerca scientifica nel progresso medico e nella lotta contro questa malattia. La collaborazione tra il Polo Liceale e AIRC rappresenta un esempio concreto di come le scuole possano diventare centri di formazione e sensibilizzazione su tematiche di grande impatto sociale, contribuendo a creare una cultura della prevenzione e della solidarietà tra le nuove generazioni.

È stato un vero piacere accogliere presso la nostra scuola, per un’intera settimana, i divulgatori scientifici AIRC, Antonio Di Marco e Mattia Rossi, con i quali abbiamo avuto l’onore di condurre un’intervista.

Come vi siete avvicinati al mondo della divulgazione scientifica?

Ho iniziato — risponde Mattia Rossi — a lavorare in un museo che si occupava di divulgazione scientifica, qualche anno fa. Lì ho incontrato dei colleghi e ci siamo innamorati della divulgazione, di spiegare ai ragazzi e al pubblico. Infatti, il divulgatore prende concetti complessi e ostici e cerca di renderli più accattivanti e semplici possibile; senza però approssimare. E’ importante essere chiari, ma senza distorcere la verità, dicendo le cose nel modo giusto per poter raggiungere il pubblico più ampio. Questa è una cosa che mi entusiasma molto. Durante le attività di divulgazione utilizziamo quiz, giochi e modalità più interattive per spiegare le cose in modo divertente.

Io, come molti altri – afferma Antonio Di Marco – mi sono avvicinato a questo mondo durante il periodo dell’università, come se fosse un gioco. Solo successivamente ho scoperto le vere potenzialità della divulgazione, che consiste nel sorprendere e nel cambiare l’idea che molte persone hanno della scienza e della matematica, spesso considerate difficili. In realtà, le loro convinzioni sono state influenzate da brutte esperienze. Proprio per questo motivo, il lavoro del divulgatore comprende anche l’ambito scolastico: io, infatti, collaboro anche con la didattica, offrendo supporto alle lezioni ordinarie dei professori.

-C’è qualcosa che vi ha cambiato in questa esperienza?

Sicuramente la divulgazione ti cambia, afferma Mattia, perché oltre a incontrare una serie di persone e di storie incredibili, sia nel campo della divulgazione che in quello della ricerca, si comprende come non sia solo questo lavoro a cambiare la propria vita, ma anche gli incontri che si fanno. Permette inoltre di avvicinarsi a temi che non avresti mai pensato di affrontare nel corso della vita, di scoprire cose nuove e curiose.

Per esempio, quando si deve progettare una nuova attività, è necessario informarsi, perché anche se si conosce l’argomento, non si conosce in modo approfondito. Una volta abbiamo realizzato un laboratorio sulle banane e abbiamo scoperto che dietro c’è un mondo da esplorare, non solo legato alla scienza, ma anche alla cultura della banana, del frutto, dell’ecologia e del mondo in generale. Quindi, in realtà, è molto arricchente, perché si tratta di una scoperta continua.

-Cosa consigliereste a chi vorrebbe intraprendere questo percorso?

Secondo me, assicura Mattia, è importante capire se questa persona ha l’attitudine al rapporto col pubblico, se le piace stare con le persone, se le piace spiegare le cose.  Questo è fondamentale, perché è importante il modo in cui le cose vengono spiegate, bisogna saper catturare il pubblico. Qualsiasi cosa tu spieghi dall’astrofisica alla biologia, devi saper appassionare.

È un lavoro attoriale, aggiunge Antonio. Infatti è una tra le formazioni classiche dei divulgatori. Tra le cose a cui un divulgatore deve fare particolare attenzione c’è la parte attoriale, la comunicazione, il linguaggio del corpo, perché bisogna anche mettersi nelle condizioni grazie alle quali l’altro ha voglia di ascoltarti: nessuno è costretto ad ascoltarci, quindi dobbiamo adattarci ad ogni pubblico, altrimenti finiamo per non essere diversi dal professore che spiega in classe.

-Qual è una cosa inaspettata dell’AIRC che le persone non sanno?

Sicuramente, dice Antonio, c’è l’attenzione che AIRC investe verso chi fa divulgazione.

AIRC aiuta molto i divulgatori e, soprattutto, punta molto sulla campagna di prevenzione. Spesso quando si pensa ad AIRC, si pensa solo alla raccolta dei soldi per le borse di studio per i ricercatori, una cosa importantissima, ma che costituisce solo la punta dell’iceberg. Quando noi andiamo, per esempio, ad acquistare le arance della salute di AIRC, aiutiamo a prevenire, come si è soliti dire:” Prevenire è meglio che curare”. AIRC prende molto seriamente questa massima e investe in campagne di prevenzione in tutta Italia. Io, infatti, da quando lavoro con AIRC, giro tutta l’Italia, tutti i Festival, per raggiungere i ragazzi nell’età per me più importante, in cui diffondere alcuni concetti e sfatare alcuni miti che, speriamo, un giorno possano diventare cose del passato.

La chiave per me è la consapevolezza. AIRC su questo investe molto, investe nel far sì che le scelte di vita che una persona compie, siano consapevoli e non annacquate dalle credenze e da luoghi comuni. Questa è la cosa che più mi ha colpito.

Giulia Tiranno

Foto di Aaron Monteferrante

Documenti

f10

jpeg - 370 kb

F9

jpeg - 398 kb

F8

jpeg - 373 kb

F7

jpeg - 343 kb

F6

jpeg - 353 kb

F5

jpeg - 358 kb

F4

jpeg - 376 kb

F1

jpeg - 392 kb

F2

jpeg - 415 kb

F3

jpeg - 283 kb