Numerosi studenti delle scuole superiori di Vasto hanno avuto l’onore di partecipare, sabato 21 febbraio, a un incontro con i genitori del ricercatore Sammy Basso, fondatore dell’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso, mirato alla ricerca di una cura per la patologia di cui era affetto: la progeria, o sindrome di Hutchinson-Gilford.
Questa rarissima malattia genetica, di cui si registrano circa 140 casi nel mondo, provoca un invecchiamento precoce del corpo, con conseguenti problemi cardiovascolari e muscolo-scheletrici che spesso conducono a una morte in giovane età. Sammy Basso è stato il portatore più longevo, vivendo fino a 28 anni.
Prima di iniziare con le domande preparate dagli studenti, la mattina è stata aperta con un video di Sammy in cui ribadiva come la sua vita fosse degna di essere vissuta, nonostante il dolore e la consapevolezza che il tempo a sua disposizione non sarebbe stato molto. Il messaggio è chiaro: ognuno ha limiti e debolezze, ma è fondamentale riconoscerli e affrontarli per trasformare la propria vita in un capolavoro.
I genitori, Laura e Amerigo Basso, hanno poi accolto le varie curiosità dei ragazzi:
“Cos’era l’amicizia per Sammy? Come gli amici lo hanno aiutato nel suo percorso?”
“Gli amici per lui erano il sale della vita”, spiega la madre. Sammy quando aveva un progetto in mente o voleva fare qualcosa, non pensava mai a “io” ma direttamente a “noi”. Aveva un rapporto speciale con chiunque conoscesse, un’amicizia profondissima, ma fra tutti la madre ricorda Riccardo: il suo migliore amico che lo accompagnava in ogni cosa, tanto che ora è il vicepresidente dell’associazione di ricerca.
“A che punto siamo con la ricerca? Siamo vicini a una cura?”
“Si sta arrivando a una cura definitiva”, così esordisce il padre, volendo evidenziare l’importanza della ricerca, poi dice: “Con questi studi non vogliamo curare solo 140 malati di progeria, ma milioni di persone con malattie genetiche in tutto il mondo”. Continua raccontando gli enormi progressi degli ultimi tempi, basti pensare che solo trent’anni fa non si conosceva quasi niente di progeria, invece ora si sta sviluppando una nuova tecnica genetica capace di modificare il codice del DNA.
“Cosa può insegnare la storia di Sammy a noi ragazzi?”
“Spesso siamo noi a limitarci, senza rendercene conto”. I genitori sottolineano come una delle qualità più grandi di Sammy fosse la determinazione: non si lasciava mai scoraggiare, era un sognatore e, quando desiderava raggiungere un obiettivo, faceva di tutto pur di riuscirci.
“Cosa insegna ai genitori, specialmente a quelli in situazioni di questo tipo?”
Insegna che non si deve giudicare nessuno, che bisogna seguire i propri sogni a tutti i costi, che non bisogna assolutamente vergognarsi, spiegano, ma soprattutto che “non si ama mai abbastanza”. L’amore è stato fondamentale nella vita di Sammy e così deve esserlo in quella di tutti.
L’immagine che emerge di Sammy è quella di una personalità estremamente poliedrica: una persona sia di fede che di scienza, un ricercatore, ma anche qualcuno a cui piace divertirsi, e soprattutto un ragazzo innamorato della vita. Dal suo atteggiamento di grande umiltà, nonostante le grandi azioni che ha compiuto, ci mostra come la vita sia qualcosa di molto prezioso ed estremamente fragile, ma che può diventare qualcosa di meraviglioso se sfruttiamo al meglio le nostre potenzialità.
Gabriele Scarpone
Foto di Chiara Sassi















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