La linea Gustav e la resistenza abruzzese

Gli studenti delle classi quinte impegnati in un percorso di educazione civica incentrato sulla linea Gustav.

Gli studenti delle classi quinte hanno partecipato a un percorso di educazione civica incentrato sulla linea Gustav e sulla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. L’iniziativa ha previsto una visita sul nostro territorio, con l’obiettivo di approfondire la memoria storica e vivere da vicino le tracce della guerra.
In particolare ci siamo recati nelle zone di Lama Dei Peligni e Gessopalena, territori segnati dalla guerra e dalla resistenza. La linea Gustav parte da Cassino e attraversa l’Abruzzo fino ad Ortona, lasciando profonde tracce nel paesaggio e nella memoria locale.
Sul luogo dell’intervento, abbiamo incontrato le tre guide che ci hanno condotto nel percorso: la Geologa, Adele Garzarella, le Guide Ambientali Escursionistiche della Cooperativa Majella, Alessandro Cicchitti e Barbara Dalla Costa.
Nella prima parte della giornata, il team si è immerso nel bosco della Valle dell’Aventino, un tempo pianeggiante e strategico punto di osservazione. La zona, scelta dai tedeschi come postazione di trincea, offriva infatti un’ampia visuale sui paesi circostanti e rappresentava un riparo naturale. Conosciuto anche come “Niemansland” (terra di nessuno), il luogo si presentava come uno scacchiere di frontiera, dove le truppe tedesche e gli alleati si fronteggiavano in un’area di divisione ancora oggi segnata dalla storia.
Dopo una lunga escursione, siamo giunti in cima, fermandoci proprio accanto a quella che un tempo era una trincea, oggi ormai nascosta dalla vegetazione. Tutti raccolti intorno alla guida Adele, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare un affascinante scorcio di storia locale che rischiava di scomparire. Il ritrovamento di bossoli di mitra e tracce di bombe nascosti nel bosco, grazie alle indagini della geologa e di un’équipe specializzata, ha infatti riacceso le memorie del nostro territorio. Da quel momento, gli esperti hanno iniziato a ricostruire i passaggi di un passato dimenticato. Grazie a interviste ai residenti e a fonti sul territorio, sono riusciti a mettere in luce la vicenda della resistenza locale.
I tedeschi erano nascosti nelle trincee della valle, radevano al suolo i paesi e le comunità locali. I cittadini, stremati e desiderosi di opporsi alle violenze, si organizzarono per resistere.  La guerra sembrava ormai inevitabile, e l’occasione arrivò con gli inglesi: inizialmente esitanti a stringere un’alleanza, i britannici cambiarono idea, ritenendo che unire le forze militari con la conoscenza approfondita del territorio da parte dei paesani potesse rappresentare la chiave per una vittoria decisiva.
È proprio in questa porzione d’Abruzzo che nascerà la Brigata Majella con a capo Ettore Troilo e come vice Domenico Troilo di Gessopalena, luogo verso cui ci siamo spostati nel pomeriggio.
Qui abbiamo visitato il centro storico di cui oggi ormai rimangono solo alcuni ruderi. Come molti altri paesi, anche Gessopalena è stata colpita dai tedeschi con l’operazione “Terra bruciata” che prevedeva lo sfollamento del paese e la sua distruzione.
Da quanto sappiamo, il 5 dicembre 1943 i paesi che si trovavano dall’altra parte della valle Aventino erano stati liberati grazie all’aiuto degli inglesi comandati da Montgomery, il 3 e il 4, invece, Gessopalena era stata sottoposta alle distruzioni tedesche. Tra gli sfollati c’era anche la mamma di Domenico Troilo, che tentò di tornare a casa per prendere alcuni effetti personali, ma fu vista da un soldato tedesco e uccisa. Fu in quel momento che Troilo capì di dover fare qualcosa, e così lo troviamo tra i nomi dei partigiani della Brigata Majella.
I paesani ricordano anche l’eccidio di Sant’Agata, avvenuto quando gli sfollati, diretti verso Lama dei Peligni, furono coinvolti. Durante un tentativo di recuperare un maiale, un paesano provocò la morte di un soldato tedesco. Questo episodio portò alla morte di circa 40 sfollati, che furono rinchiusi in un casolare e successivamente fatto esplodere; gli unici a salvarsi furono i ragazzini Nicoletta di Luzio e suo fratello, che riuscirono a nascondersi tra i corpi.
Ancora oggi tutto ciò viene ricordato e tramandato, e ce lo testimoniano non solo i paesi e gli esperti del territorio, ma anche una lastra di marmo nel centro storico di Gessopalena. Su di essa sono incisi i nomi non di chi è morto per la patria, ma di chi ha combattuto, è tornato e non ha parlato, perché la priorità era ricostruire il paese lacerato dalla guerra.
Al termine della giornata, le guide ci hanno lasciato stanchi e soddisfatti, con l’augurio che noi giovani possiamo riappropriarci del nostro patrimonio e prenderci cura del nostro territorio in futuro, preservando le nostre radici e le nostre storie.
Giulia Tiranno
Foto di Aaron Monteferrante