Il 21 febbraio si è svolta un’uscita didattica che ci ha portato alla scoperta di luoghi legati a una storia apparentemente lontana nel tempo, ma che, ancora oggi, si rivela più attuale che mai.
Dopo una mattinata passata tra le trincee della Seconda Guerra Mondiale a Lama dei Peligni, la nostra uscita si è spostata verso Gessopalena, un “borgo fantasma”.
Il paese vecchio di Gessopalena è praticamente formato solamente da ruderi ma con una particolarità: il piano di terra è fatto di pietra naturale. Ci hanno spiegato che il gesso di qui ha la stessa composizione chimica di quello di Gissi.
Ma perché oggi sono solo ruderi?

Questo tratto distintivo del paese è dato da due tragedie: prima il terremoto del 1933, che distrusse parzialmente il paese, e successivamente la furia nazista. Infatti, nel 1943 i tedeschi occuparono il paese e, seguendo la strategia della “terra bruciata”, tra il 3 e il 4 dicembre lo fecero saltare in aria. Il terrore divampava e infatti il 5 dicembre gli abitanti dei paesi vicini attraversarono la Maiella per andare a chiedere aiuto al generale Montgomery, consapevoli che, dopo la strage a Gessopalena, i prossimi sarebbero stati loro.
In questo clima di terrore nacque la Brigata Maiella. Figura chiave di tale resistenza fu Ettore Troilo, un avvocato che era stato nell’ultima segreteria di Matteotti, ex deputato del Regno d’Italia a Roma prima di tornare in Abruzzo. Ettore Troilo diventa così, a 46 anni, il comandante del primo corpo volontario e al suo fianco, come vicecomandante, c’era Domenico Troilo. La storia di Domenico Troilo è legata a un atroce evento personale: infatti, sua madre dopo la distruzione nazista era tornata tra le macerie per recuperare pochi beni di famiglia e un cecchino tedesco la vide e le sparò alla testa. Domenico assistette alla scena e ne rimase profondamente colpito.
Proprio dal dolore di quello che è conosciuto come l’eccidio di Sant’Agata, dove i civili furono bruciati vivi in un casolare per la rivalsa su un maiale (si salvarono solo Nicoletta Di Luzio e il fratellino di 8 anni), nacque la voglia di giustizia. Domenico, scomparso anni fa, ha dedicato la sua vecchiaia a parlare con i giovani come noi per sensibilizzare su storie che non dovrebbero essere mai dimenticate.
Concludo citando alcune riflessioni di Domenico Troilo dal libro di Marco Patricelli, che la guida ha tenuto a leggerci:
“La guerra è una cosa disgustosa, e la sua immagine non è data dai caduti. A volte neanche te ne accorgi, nel frastuono della battaglia, che l’uomo vicino a te, il compagno, l’amico, è morto: è come se restasse fisso nella posizione che aveva un attimo prima, quando l’hai visto vivo al riparo di una trincea, appoggiato alla roccia, sdraiato per terra; poi però lo vai a scuotere e non si muove più. Il senso della morte è dato invece dai feriti che urlano, si
lamentano, invocano la mamma. Invocano tutti la mamma, sempre. È straziante. Ma io che di tragedie ne ho viste tante, non ho mai odiato nessuno. Mai. Ho combattuto, ho sparato, ho ucciso, questo sì; ma non ho mai odiato e non ho portato rancore a nessuno.”
Queste parole fanno riflettere su quanto la storia non sia solo quella raccontata dai libri, ma sia fatta di persone vere, giovani, poco più grandi di noi che hanno avuto il coraggio di reagire nonostante la paura. Gessopalena dovrebbe ricordarci che dietro quei ruderi ci sono le storie di persone che hanno perso tutto e hanno comunque deciso di reagire.
Beatrice Fabrizio


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