“Non è vero che tutto resta così com’è, tutto può essere cambiato”
Questo messaggio è stato ripetuto più volte durante l’incontro svoltosi il 7 marzo nell’Auditorium del Liceo Artistico “Pantini Pudente”, in occasione della presentazione del libro “40 secondi: Willy Monteiro Duarte – la luce del coraggio e il buio della violenza” di Federica Angeli.
Il volume, da cui è stato tratto anche un film, narra la tragica vicenda di Willy, ucciso brutalmente in appena quaranta secondi da un gruppo di quattro ragazzi, in un episodio nato da un equivoco mentre il giovane si stava preoccupando per un amico.
La mattinata è stata condotta dal giornalista Roberto Naccarella, che ha aperto parlando di coraggio: quello di Willy, che non si è girato dall’altra parte, e quello dei testimoni che si sono fatti avanti. Non sono mancati i riferimenti anche a Federica Angeli, giornalista de “La Repubblica” dal 1998, nota per il suo impegno nelle inchieste sulla criminalità organizzata, la cronaca giudiziaria e nera. La Angeli, che vive sotto scorta da anni, è stata la prima a smascherare l’organizzazione mafiosa a Roma, subendo minacce e sequestri, ma ha sempre continuato con tenacia a cercare la verità.

Prima di dare la parola ai relatori, le rappresentanze civili hanno espresso i loro saluti: il sindaco di Vasto, Francesco Menna, e l’assessore alle Politiche Giovanili e all’Istruzione, Paola Cianci. Per le scuole, hanno preso la parola la Dirigente scolastica, Prof.ssa Anna Orsatti, del “Pantini Pudente”, il Dirigente scolastico, Prof. Nino Fuiano, del “Palizzi-Mattei”, e la Prof.ssa Alessandra del Borrello, in rappresentanza del Polo Liceale “R.Mattioli”. Tutti hanno ribadito l’importanza di questa storia come simbolo di forza, sottolineando che quel coraggio non solo è possibile, ma è un dovere per costruire un futuro migliore.
Bruno Giangiacomo, sostituto procuratore generale della Repubblica di Roma, prende la parola per illustrare l’andamento del processo e la situazione attuale. L’ente ha seguito quasi interamente il procedimento, che vede coinvolti quattro imputati per omicidio volontario. Di questi, due hanno già ricevuto una condanna definitiva rispettivamente di 24 e 21 anni di reclusione, mentre uno è stato condannato all’ergastolo; l’ultimo, invece, è ancora in attesa di giudizio definitivo. Il magistrato si è detto contrario alla concessione delle attenuanti, ritenendo che si tratti di una vera tragedia. «L’esemplarità sta nel danno, non nella pena – ha affermato Giangiacomo – che non potrà mai essere pari al danno subito».

Federica Angeli, nota scrittrice e giornalista, affronta la questione da una prospettiva più sociale, scegliendo di raccontare la storia di Willy come un esempio di coraggio e di resistenza all’ingiustizia. Angeli vede in questa vicenda un richiamo universale: un invito a non voltarsi dall’altra parte e a denunciare le ingiustizie, anche quando è difficile.
Il messaggio che vuole trasmettere è chiaro: Willy ha vinto. Ha vinto perché ha scelto di rimanere fedele ai propri valori, opponendosi alla cattiveria e decidendo di aiutare chi aveva bisogno, invece di lasciar correre. Per ricostruire la verità di quella notte, la giornalista si affida alle testimonianze di numerosi testimoni oculari, sottolineando l’importanza dell’unità e della collaborazione nel contrastare le ingiustizie. Angeli ribadisce che insieme si può e si deve agire per cambiare le cose, rafforzando il senso di solidarietà e di responsabilità collettiva.
Un’altra figura che ha seguito da vicino il processo è stata l’avvocato penalista Loredana Mazzenga, chiamata a difendere uno degli imputati e a tutelare il suo diritto a una giusta pena. La professionista ha sottolineato le difficoltà del suo lavoro in situazioni di questo genere, spesso invisibili all’esterno. Quando è stata coinvolta nel caso, ha spiegato di aver riflettuto a lungo sulla decisione di accettare o meno il ruolo di difensore. Solo dopo un confronto diretto con l’imputato ha deciso di assumere l’incarico, mantenendo sempre un atteggiamento rispettoso nei confronti della famiglia di Willy e, allo stesso tempo, impegnandosi a garantire la massima giustizia per il suo cliente.
Dopo le domande degli studenti, l’evento si è concluso con l’intervento del giornalista Naccarella che ha sottolineato ancora una volta l’importanza di questa vicenda per la nostra società: «La violenza genera altra violenza e l’odio alimenta solo altro odio».
Gabriele Scarpone
Foto di Chiara Sassi









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