La pioggia rumorosa cade su tutte le cose, anche sui fiori appena sbocciati di questa primavera indecisa e li scrolla, li piega, li riduce. Occorre una forza speciale per non desistere, lasciarsi confondere.
Giulia Valdo avrebbe potuto lasciarsi andare allo scoraggiamento, alla rabbia e alla frustrazione dopo aver perso l’uso delle gambe a soli 18 anni a causa di un incidente. E invece, oggi studia Medicina all’Università di Chieti ed è diventata campionessa italiana paralimpica di Tiro a Segno.
Non si è lasciata andare, Giulia. Non ha perso il suo profumo di gioia: la sua cifra è il desiderio, la passione per la vita e per lo sport.
L’ incontro con lei e con il suo allenatore Marco La Verghetta, ci ha regalato emozioni forti e prospettive nuove.
L’ abbiamo ascoltata con ammirazione e commozione, mentre ci raccontava dell’ incidente, della paura e dello sconcerto dei primi momenti, del supporto amorevole della famiglia – che l’ ha sempre sostenuta nel suo percorso verso l’autonomia – della presenza preziosa dei professori e dei compagni di classe che l’ hanno aiutata a studiare mentre era ricoverata in ospedale fino all’ esame di Stato.
100 e lode – rosso amore e sacrificio.
E poi, la passione per lo sport, il filo rosso – prima il tennis in carrozzina, poi il tiro a segno, dopo l’incontro con Marco.
Campionessa italiana europea di tiro a segno – giallo oro dedizione, impegno, vittoria.
Perché proprio il tiro a segno?
Si tratta di uno sport in cui l’avversario non è fuori ma dentro. Come tutto interiore è lo sforzo che si compie mentre il cuore batte all’ impazzata e bisogna imparare ad accedere alle riserve interiori di concentrazione e attenzione perché si possa compiere un gesto che tende alla perfezione.
Azzurro cielo – tendere alla perfezione, conoscenza e accettazione dei propri limiti, consapevolezza che non c’è perfezione se non nei processi dell’ impegno e dell’ amore.
Rosso, Giallo, Azzurro – e mille altri colori hanno riempito il nostro Auditorium, mentre fuori piove.
La pioggia cade, batte, lava.
Giulia e Marco ci hanno portato la primavera.
Patrizia Ciccarella
Foto di Antonio Fanelli













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