Molise: il risveglio amaro di una terra ferita

Nel periodo dal 31 marzo al 3 aprile 2026, la nostra Regione è stata interessata da avversità atmosferiche che hanno causato notevoli danni e disagi.

Il Molise oggi non sta solo soffrendo, sta svanendo sotto i piedi di chi lo abita.

Dopo l’assedio bianco della neve e l’abbraccio violento del fango, il ritorno del sole ha rivelato uno scenario post-bellico: strade distrutte, ponti crollati, inondazioni, infrastrutture danneggiate e una frana di quattro chilometri che ha ridisegnato la geografia della Regione.

La terra si sta sgretolando pezzo dopo pezzo sotto i nostri occhi.

Crollo ponte sul Trigno

Il primo segnale è arrivato il 2 Aprile intorno alle 9:00 quando, con le piogge incessanti dei giorni precedenti, il ponte sulla statale 16, altezza Montenero di Bisaccia, è crollato su se stesso.

Frana di Petacciato

La forza della natura non si è fermata lì. Il 7 aprile si è risvegliata la storica frana di Petacciato che ha paralizzato l’autostrada A14 e il tratto ferroviario adriatico.

Questi non sono incidenti di percorso, ma sintomi di un quadro infrastrutturale in stato di decadimento causato da decenni di scarsa manutenzione e abbandono. Se un ponte si accartoccia come carta e una frana storica torna a divorare l’asfalto della principale arteria dorsale del Paese, dimostra che c’è stata una gestione politica basata sull’emergenza e non sulla prevenzione.

Il Molise non sta svanendo per un capriccio del destino, ma a causa dell’indifferenza burocratica che affligge la nostra regione.

Oggi sappiamo che per tornare alla normalità serviranno anni di lavoro. Per questo, ciò che è successo, deve insegnarci che con un clima in continuo cambiando e disastri sempre più frequenti, non possiamo più limitarci a intervenire quando il danno è già fatto. La prevenzione non è un lusso o uno spreco di soldi, ma l’unico modo che abbiamo per proteggere davvero la nostra terra e chi ci vive.

Izzi Daniel