Arrostiland e i pastori moderni

Decima edizione di Arrostiland, il più grande festival itinerante della Pasquetta abruzzese dedicato agli arrosticini.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare. / Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori / lasciano gli stazzi e vanno verso il mare..”

Quando Gabriele D’Annunzio scriveva questi versi, dipingeva un Abruzzo fatto di silenzi e di passi lenti lungo i tratturi. Oggi, nel 2026, quella “migrazione” non è più una fuga verso i pascoli invernali, ma un raduno di “greggi” che celebrano tradizioni regionali sotto il nome di Arrostiland.

Fausto Di Nella, fondatore della community “Abbruzzo di Morris”, che inizialmente si focalizzava sul calcio locale e sulla valorizzazione del territorio, è diventato noto per aver ideato l’evento Arrostiland, la cui prima edizione si è tenuta nel 2016 a Roccascalegna.

Il format è una “Pasquetta collettiva” dove le comitive si iscrivono, portano la loro canala (la fornacella) e il necessario da casa. I vari gruppi collaborano in ogni fase, dall’allestimento delle postazioni con gazebo e tavolate fino all’accensione e alla gestione della brace.

Dalla prima manifestazione sono passati ormai dieci anni e l’evento si è ripetuto puntuale ogni anno, crescendo in modo esponenziale e accogliendo migliaia di persone da ogni angolo d’Italia.

Quest’anno, la “migrazione” dei moderni pastori ha avuto una meta precisa: la città scelta per ospitare l’evento è stata Mosciano Sant’Angelo. Il borgo teramano ha infatti accolto i colorati greggi (ognuno di questi aveva la propria maglietta personalizzata) trasformando le sue piazze in un enorme focolare a cielo aperto.

LA STORIA DEGLI ARROSTICINI

Anche se i pastori di cui scriveva D’Annunzio non li chiamavano ancora così e non li mangiavano di certo per “festa”, per loro, gli arrosticini erano la soluzione a un problema pratico: la sopravvivenza.

Questi non potevano permettersi di mangiare gli elementi migliori del gregge, che servivano per la lana, il latte o la vendita, pertanto, quando una pecora diventava troppo vecchia, sterile o si feriva, veniva abbattuta. La carne però era dura e dal sapore molto forte.

La soluzione, o meglio, l’unico modo per renderla masticabile e saporita era tagliarla in pezzi piccolissimi, infilarla in spiedini ricavati da rami di sanguinello e cuocerla velocemente sulla brace.

La particolarità stava nell’alternare un pezzetto di carne magra a uno di grasso: durante la cottura, il grasso si scioglieva, ammorbidendo la carne dura e rendendola succulenta.

Mentre i pastori di D’Annunzio si accontentavano di un sorso “d’acqua natia” della  “fonte alpestre”, oggi, ad Arrostiland, la sola acqua ammessa è quella per diluire il vino nella gassosa, leggendaria miscela, unico vero carburante accettato. Alla serie di carburanti si aggiunge anche il noto rosato, il Cerasuolo D’Abruzzo, birra artigianale e, per concludere, non può mancare la Genziana.

Insomma, se oggi D’Annunzio tornasse tra noi, probabilmente ci perdonerebbe volentieri un peccato di tale importanza, magari mettendosi in fila per il primo giro di arrosticini. Perché se i suoi pastori andavano verso il mare con il cuore colmo di nostalgia, quelli di Arrostiland vanno verso Mosciano con lo stomaco pronto a tutto.

“Settembre, andiamo. È tempo di grigliare.”

Isabella Busico