Il 10 aprile 2026, gli studenti delle classi prime hanno avuto l’opportunità di immergersi completamente nella natura, visitando il Parco Nazionale della Maiella, per conoscere approfonditamente la storia di un territorio ricco di bellezza e unicità.
Durante l’escursione, hanno avuto modo di imparare, grazie a una geologa, come vengono classificate le rocce in base al tipo e all’età, poi documentate su appositi tablet, al fine di generare una cartina geologica dettagliata.

Per poter venire a conoscenza di queste caratteristiche bisogna spaccare la pietra con un particolare martello chiamato estwing, riconoscibile per il fatto di essere costituito da un unico pezzo di metallo in cui il manico viene fuso così da evitare che si rompa; il taglio sterile viene bagnato ed esaminato con una lente in modo da vedere se ci sono resti di fossili o minerali.
Durante il percorso verso la sorgente del Verde, la guida ha fatto notare la presenza del salice di ripa, un piccolo albero deciduo che cresce lungo torrenti, fiumi e terreni alluvionali. Il salice di ripa sviluppa le sue radici nell’acqua; proprio queste radici sono molto importanti perché da esse si ricava una sostanza contenuta nell’aspirina.
Una volta arrivati alla sorgente del Verde, gli alunni hanno riflettuto con la guida sul cambiamento dell’ecosistema della sorgente, dovuto all’alterazione del suo pH neutro, causata da agenti esterni come l’acidità della nostra pelle. Per questo motivo è vietato immergersi in queste acque.
Dai bacini sgorgano circa 4000 litri di acqua al secondo, con picchi verso marzo, quando iniziano a sciogliersi le nevi in quota.
A Fara San Martino, lungo il fiume Verde, c’è la Gualchiera Orsatti, un edificio adibito alla lavorazione della lana e raro esempio di architettura industriale di fine ‘800. Conserva antichi macchinari, inclusi i magli per la lavorazione e l’infeltrimento della lana, testimoniando la storia della produzione laniera locale.

Gualchiera Orsatti
La lana, prima di essere lavorata, veniva lavata facendo “saltare” le pecore da una sponda all’altra del fiume; la lana veniva pagata proprio in base ai salti: più numerosi erano i salti che facevano le pecore, più la lana risultava pulita e, di conseguenza, aveva un valore superiore.
La lana poi veniva tessuta e portata nelle gualchiere, dove veniva immersa in acqua spesso miscelata con terra da follone o argilla smectica, che aiutava a pulire la lana. Successivamente si effettuava la follatura, un processo in cui la lana veniva bagnata e sbattuta per infeltrirla, e successivamente pettinata con il cardo. I panni venivano pressati con la vite di Archimede, un marchingegno che utilizzava delle piastre roventi nel quale si inserivano i tessuti. Il panno infeltrito veniva utilizzato dai contadini come cappa protettiva, che, in casi estremi, fungeva anche da riparo.
Le ulteriori tappe del viaggio sono state la Banca del Germoplasma e il Museo Naturalistico Archeologico, nel quale si trova anche il Giardino Botanico Michele Tenore.
La Banca del Germoplasma finalizzata alla conservazione di specie rare, endemiche e in pericolo di estinzione, è un’opera fondamentale che consente di preservare la biodiversità e la sostenibilità del territorio. Ogni anno viene effettuata la raccolta dei semi, finalizzata alle operazioni di scambio con altri giardini botanici italiani ed esteri.
I semi vengono raccolti in siti, cioè nel loro habitat, per poi essere portati nella Banca, selezionati anche con l’aiuto di setacci appositi, osservati, essiccati e conservati. Viene effettuata anche la prova di germinazione.
Nella struttura vengono eseguite delle ricerche anche su prodotti endemici, come il grano solina, chiamato “mamma di tutti i grani” e la pastinaca.
Nel Museo Naturalistico è stato approfondito invece l’argomento riguardante i camosci che popolano il Parco.
Di questa specie, all’inizio del Novecento, ne erano rimasti soltanto 34 esemplari. Grazie all’istituzione del Parco, ad oggi, sulla Maiella, sono presenti circa 1600 esemplari.
Adiacente al complesso museale naturalistico ed archeologico troviamo il Giardino Botanico dedicato a Michele Tenore, che catalogò tutte le specie del parco con l’aiuto di contadini locali.

Giardino Botanico M. Tenore”
Nel giardino sono presenti circa 500 varietà di piante raggruppate in sezioni, nell’ottica di una fruizione didattica ed educativa. Simbolo del Giardino è il Fiordaliso della Majella, dedicato al botanico napoletano Tenore che nell’anno 1831 visitò questi luoghi individuando numerose entità floristiche fino ad allora sconosciute.
Rebecca Di Genni















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