“Non c’è più il sole (sentirsi a metà)” – intervista a Chiara Antenucci e Ivan Di Donato

Chiara Antenucci e Ivan Di Donato raccontano il processo creativo dietro l'inedito "Non c'è più il sole (sentirsi a metà)"

C’è un momento preciso in cui il bisogno intimo di guardarsi dentro smette di essere pensiero e diventa suono, sgomitando per farsi spazio tra l’infinito proliferare di voci sempre nuove. Non c’è più il sole (sentirsi a metà) aggiunge all’affollatissimo panorama musicale odierno un tassello di autenticità e liberazione. Chiara Antenucci e Ivan Di Donato, entrambi ex alunni del Liceo Musicale Mattioli di Vasto,  ci raccontano la nascita di questo progetto, esplorando le pieghe del loro universo creativo, in un dialogo sulla scrittura come riscatto e sulla bellezza di potersi esporre senza scendere a compromessi con l’effimero.

  • Da quali urgenze espressive o necessità interiori è nato questo progetto?

In realtà è molto semplice: probabilmente è l’esigenza di creare, di non sentirsi stagnanti nei propri ruoli sociali. È anche un modo per evadere dagli schemi che ci bloccano ogni giorno e ci fanno sentire limitati. Entrambi eravamo stanchi di questa situazione e avevamo bisogno di sentirci ciò che realmente siamo, ovvero di più di quello che siamo soliti pensare.

  • In occasioni come questa, quando la musica diventa catarsi e introspezione, che ruolo credete che abbiano le parole e la scrittura e in che modo si relazionano alla dimensione più propriamente musicale?

Dipende sempre da ciò che si desidera esprimere. A volte le parole sono superflue e basta la sola musica a cambiare la realtà, altre volte sono essenziali, come in questo caso. Probabilmente il testo e quindi la parte lirica nella musica sono necessari quando si vuole concentrare la propria visione (e di conseguenza anche quella dell’ascoltatore) su uno spicchio della propria realtà. Quando è cantata o raccontata, diventa una storia precisa per chi la condivide, ma nel momento in cui viene ascoltata, diventa di tutti coloro che riescono a rifletterci. Quindi, rispondendo alla domanda, nel nostro lavoro ha avuto chiaramente una rilevanza impossibile da ignorare.

  • Che tipo di dialogo o di risonanza emotiva vi augurate di innescare in chi vi ascolta?

Forse è ancora troppo presto per parlarne, non avendo ancora costruito un pubblico solido, ma in generale siamo convinti che ogni legame, tra artista e ascoltatore o semplicemente tra amici, sia basato sulla sincerità. Più sarà sincera la nostra musica, più ci auguriamo che la risposta sarà autentica.

  • In un panorama talmente ricco e stratificato come quello attuale, cosa significa per voi aver depositato qualcosa di così autenticamente ‘vostro’?

Per quanto ci riguarda, non è tanto il valore o il significato di aver pubblicato qualcosa nel caos musicale di oggi, quanto piuttosto l’autenticità che abbiamo infuso e il fatto stesso che possa sostenersi da solo, senza dover dipendere da un’identità fittizia. Crediamo che l’unico obiettivo fosse creare un’immagine definitiva di uno stato emotivo che ci portiamo dentro da tutta la vita, ed è una cosa che va oltre qualsiasi idea possibile di panorama musicale, che forse è già di per sé troppo saturo di musica inconsistente.

  • Guardando al futuro, sapete già dove muovere i prossimi passi?

Sì, chiaramente, tutto è ancora da inserire nel calendario, ma abbiamo sicuramente l’intenzione di pubblicare quanta più musica possibile entro l’anno e di perseguire anche altri progetti più complessi. La nostra priorità attuale è il live: vogliamo portare i nostri brani inediti e le future uscite su più palchi possibili. Il 9 giugno invece saremo ospiti su Radio Delta Uno dalle 21:00 alle 22:00, dove ne approfitteremo per fare una breve esibizione in compagnia di chi vorrà sintonizzarsi per ascoltarci.

Alessandra Masciantonio