Si narra che nelle antiche terre di Kemet, ai piedi delle grandi piramidi, vivesse un sacerdote dedito al culto di Nefertum, il Dio del loto blu e della guarigione attraverso i profumi.
Mentre gli altri artigiani scolpivano l’oro o tessevano il lino, questo sacerdote aveva ricevuto un regalo unico da Osiride: “imprigionare la luce del sole in qualcosa che si potesse indossare.”
Egli raccolse le resine più rare, i petali dei fiori che sbocciavano solo al solstizio e l’acqua sacra del Nilo. Creò un’essenza così potente che chiunque la respirava si sentiva benedetto dagli dei. Tuttavia, per proteggere questo tesoro dai ladri di tombe e dagli spiriti maligni, decise di nasconderlo.
Usò una striscia di seta finissima e la avvolse attorno all’ampolla, annodandone le estremità come si faceva con le offerte più dolci destinate ai banchetti reali.
La mimetizzò così bene da farla sembrare un piccolo dono di zucchero, una prelibatezza destinata ai palati più raffinati.
“Solo chi possiede un cuore leggero come una piuma”, sussurrò il sacerdote, “saprà che la vera dolcezza non si mangia, ma si sprigiona nell’aria.”
Per secoli l’ampolla rimase adagiata in un’urna di alabastro all’interno di una camera segreta, sotto l’ombra della piramide di Chefren. Il nodo di seta che la avvolgeva non era un semplice legaccio, ma era stato intrecciato seguendo il ritmo dei battiti del cuore di Iside.
Molti cercatori di tesori, attirati dal profumo soprannaturale che filtrava persino attraverso le pesanti lastre di granito, provarono a violare il santuario. Ma accadeva un fatto prodigioso: appena entravano nella stanza, i loro sensi venivano sopraffatti da un’illusione di fame insaziabile. Vedendo l’ampolla avvolta nella seta, i ladri non vedevano un profumo, ma il più squisito dei dolci al miele e datteri.
Tuttavia, non appena allungavano la mano per afferrarlo, il nodo di seta si stringeva come il morso di un cobra e il “dolce” diventava pesante come il piombo, impossibile da sollevare per chi aveva l’anima zavorrata dall’avidità.
Un giorno però, una giovane fanciulla di nome Meryt, addetta alla raccolta dei fiori di loto, si smarrì tra i corridoi sotterranei durante una tempesta di sabbia. Non cercava oro, né potere; cercava solo riparo per una piccola colomba ferita che portava tra le mani.
Quando giunse al cospetto del tesoro, la stanza si illuminò di un azzurro intenso. Meryt non sentì fame, ma una profonda pace. Avvicinandosi all’ampolla, vide il nodo di seta sciogliersi da solo, come neve sotto il sole di Ra.
”La dolcezza che nutre il corpo svanisce con il tramonto.” risuonò la voce del sacerdote nel vuoto, “ma la dolcezza che eleva lo spirito è l’unico profumo che giunge fino alle stelle.”
Meryt non mangiò l’illusione. Sfiorò il vetro e una sola goccia di quell’estratto solare scivolò sulla sua pelle. In quel momento, la colomba tra le sue braccia riprese il volo, trasformandosi in una scintilla di luce pura.
Il profumo sprigionato non era solo un odore: era memoria liquida. Chi lo percepiva ricordava il primo raggio di sole dell’infanzia, il calore della terra dopo la piena del Nilo e il sorriso dei propri antenati.
Benedetta Chiucconi

0