Vasto celebra la forza femminile con la mostra “Storie di donne”

Un evento emozionante che celebra il ruolo e le conquiste femminili nella storia.

Dal 30 aprile al 10 maggio, presso la sala Mattioli, nel cuore del centro storico di Vasto, si è tenuta la mostra “Storia di donne”, un evento promosso con forza dal Centro Italiano Femminile (CIF) Vasto.

L’allestimento, curato dagli Istituti superiori Pantini-Pudente, Palizzi e Polo Liceale Mattioli, ha offerto ai visitatori un approfondimento visivo e culturale dedicato alle donne che hanno segnato la storia dagli anni della ricostruzione in poi.

Il Polo Liceale Mattioli ha arricchito la sua esposizione dedicata a “Donne, pubblicità e stereotipi: un viaggio negli anni ’50-’60” con immagini e oggetti emblematici, offrendo ai visitatori un’immersione approfondita nelle rappresentazioni femminili dell’epoca. La mostra, concepita come un viaggio nel tempo, mira a stimolare riflessioni sul ruolo della donna e sulle dinamiche sociali e culturali che hanno contribuito a plasmare gli stereotipi di genere, suscitando interesse e sensibilizzando sul percorso di emancipazione femminile.
Per molto tempo, le donne sono state rappresentate nelle pubblicità come oggetti passivi, utilizzate per promuovere prodotti principalmente rivolti agli uomini. Con l’emergere del movimento femminista negli anni ’70 si è assistito a una maggiore attenzione alle questioni di genere, questo ha portato anche a una parziale riscrittura della figura femminile negli spot pubblicitari.
Negli anni ’50 e ’60, in particolare, le donne venivano spesso raffigurate mentre svolgevano lavori domestici, come cucinare, lavare e stirare, o mentre facevano acquisti per la famiglia. Queste rappresentazioni erano spesso accompagnate da slogan che enfatizzavano il loro ruolo tradizionale come moglie e madre. La donna casalinga di quegli anni faceva da sfondo a pubblicità dove il protagonista era unicamente il prodotto per la casa, la figura femminile serviva solo per promuoverlo.
I commercial dell’epoca avevano una forte impronta maschilista, infatti la donna veniva spesso rappresentata sottomessa alla figura dell’uomo di cui doveva essere pronta ad esaudire ogni desiderio.

La rappresentazione della figura femminile ha subito notevoli evoluzioni: dal dopoguerra fino agli anni ’50, la donna era vista principalmente come “regina della casa”, soddisfatta attraverso la sua efficienza domestica. Le pubblicità dell’epoca, in particolare di detersivi e prodotti per la casa, raffiguravano donne impeccabili, quasi che il loro valore sociale dipendesse dalla pulizia delle lenzuola o delle stoviglie. Questa immagine si accompagnava a una concezione di donna docile e sottomessa, spesso paragonata a una serva, sottomessa al volere di un marito autoritario.

A partire dalla fine degli anni ’50, con l’avvento di nuove tecnologie come la televisione e i frigoriferi, la donna divenne simbolo di questi oggetti, che quasi rappresentavano uno status sociale. Le pubblicità si concentrarono nel promuovere elettrodomestici come regali irrinunciabili, che un marito affettuoso si sentiva obbligato a fare alla propria consorte. Con l’arrivo delle star del cinema e la diffusione della televisione, la donna iniziò a essere percepita come più elegante, formosa e curata. La concezione che l’estetica, attraverso creme di bellezza e cosmetici, non servisse più solo a mantenere il marito, ma anche a valorizzare se stesse, prese piede, segnando un mutamento nella percezione del ruolo femminile nella società.

Negli anni ’60, i cartelloni pubblicitari iniziano a rappresentare donne più libere, simbolo di progresso e, forse, di emancipazione. La figura femminile si allontana dal ruolo tradizionale di madre e moglie, emergendo come donna desiderabile in un ossimoro con la nuova libertà conquistata. Tuttavia, si affaccia anche il concetto di “donna-oggetto”: il corpo femminile viene utilizzato come esca per promuovere ogni tipo di prodotto, dalle birre ai motori, segnando un passaggio significativo nell’immaginario pubblicitario e nella percezione sociale della donna.

All’interno della mostra, la narrazione si rivela attraverso cartelloni pubblicitari affissi sulle pareti, che spaziano dalla rappresentazione della donna perfetta, serena e domestica, alla donna desiderabile, spesso oggetto di strumentalizzazione come simbolo pubblicitario.

Nella mostra emergono oggetti d’epoca:, ferro da stiro,  macina caffè, telefono a disco,  prime pentole a pressione. Articoli che oggi appaiono superati, ma che fino a pochi decenni fa erano elementi imprescindibili nella vita quotidiana di molte donne.

Silvana Miulli