Il 30 aprile 2026, nell’ambito dell’evento “Storie di donne. Il ruolo della donna in Italia dalla Ricostruzione agli anni ’60”, l’Auditorium Ufficio Attività Culturali di Vasto ha ospitato un coinvolgente confronto dedicato alle tappe fondamentali dell’emancipazione femminile nel Novecento. L’incontro, rivolto agli studenti degli Istituti Superiori della città, ha ripercorso le cruciali tappe storiche che hanno segnato la conquista dei diritti delle donne, con particolare attenzione a eventi chiave quali: le elezioni amministrative del 10 marzo 1946, il referendum sulla Repubblica del 2 giugno dello stesso anno e l’ingresso di 21 donne nell’Assemblea Costituente, simbolo di una rivoluzione silenziosa ma decisiva per il nostro Paese.
Moderato dalla prof.ssa Paola Cerella, l’appuntamento ha rappresentato un’occasione importante di confronto e approfondimento, offrendo agli studenti uno sguardo sulle figure più significative che hanno contribuito alla conquista dei diritti femminili in Italia.
Sono intervenute la prof.ssa Antonietta Della Rocchetta, Presidente del CIF di Vasto e organizzatrice dell’evento, Ilaria Generoso, avvocato e membro della Presidenza Nazionale CIF, Francesca Russo, docente di Storia del pensiero politico all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, figlia della nota politica Rosa Russo Iervolino.
L’evento si è aperto con un commovente monologo dedicato a tutte quelle donne che, per la prima volta, hanno potuto esercitare il diritto di voto. Un momento di grande emozione, che ha richiamato alla memoria quella vittoria storica, traguardo fondamentale per l’emancipazione femminile e per il progresso civile del Paese.
Un racconto che ha sottolineato come, sebbene siano trascorsi quasi ottant’anni, ogni passo avanti continua a rappresentare una sfida, un invito a riflettere sul presente e a lottare per un futuro di pari diritti e possibilità per tutte le donne.
“Quella matita, quella matita è mia”
“Ho quarant’anni: E fino a ieri, io non esistevo.
Cioè, esistevo, intendiamoci. Ero “la moglie di…”, “la madre di…”, “la figlia di…”
Ero le mani che impastano, la voce che culla, la schiena che curva nei campi o in fabbrica.
Ma politicamente? Ero aria. Una sedia vuota nel salotto del destino del mio Paese.
Poi è arrivato quel giorno. Il 10 marzo, poi giugno. Il 2 giugno del 1946.
Ho sentito le voci al mercato: “Le donne votano. Anche le donne”.
Ho guardato le mie mani. Hanno lavorato una vita, e ora…ora dovevano tenere una matita per decidere chi governa. Non chi prepara la cena, ma chi fa le leggi.
Quella mattina sono uscita presto. C’era una fila di donne. Donne di ogni età.
Vecchiette con lo scialle nero, ragazze giovani col vestito della domenica, monache, operaie.
Eravamo tutte lì, in un silenzio assordante e rumoroso allo stesso tempo.
Qualcuno fuori dal seggio diceva: “Ma dove vanno? Che ne sanno loro di politica. Tornassero a casa”.
E io? Io sentivo una paura che mi tremava nelle gambe. Ma poi sono entrata. Ho preso la scheda.
Era enorme. Bianca. Pulita.
La matita… ho sentito il legno della matita tra le dita. Un pezzo di democrazia.
Ho pensato a mia madre, a mia nonna, a tutte quelle che prima di me hanno solo abbassato la testa.
Ho fatto quella croce. Lì, sulla scheda.
Non ho votato solo per un partito. Ho votato per me stessa. Ho votato perché esisto.
Ho votato per dire: “Io non sono più un’ombra. Sono una cittadina”.
Quando ho infilato la scheda nella scatola, ho sentito un rumore.
Il rumore di una porta che si apre dopo secoli.
Ora non tornate a dirmi che il mio voto non conta.
Io la matita l’ho stretta. E da quel 2 giugno io, noi, non siamo più aria. Siamo storia.”
Il primo voto delle donne è storia, ora il futuro tocca a noi scriverlo.
Giulia Tiranno

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