Tirare i dadi nella storia: il Monopoly della Brigata Maiella

Un gioco che può diventare uno strumento potentissimo per imparare.

Che cosa succederebbe se, al posto di comprare Parco della Vittoria o Vicolo stretto, ci si trovasse a percorrere le tappe della Brigata Maiella?

La Brigata Maiella fu l’unica formazione partigiana decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nata in Abruzzo dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, scelse di combattere al fianco degli Alleati lungo la risalita dell’Italia, attraversando territori devastati dalla guerra e contribuendo alla liberazione del Paese. È una storia profondamente legata al nostro territorio, fatta di coraggio, sacrificio e senso di appartenenza, ma che troppo spesso resta poco conosciuta tra i giovani.

Tutto è iniziato durante un’uscita scolastica nei luoghi della Linea Gustav, tra Torricella Peligna, Gessopalena e altri paesi segnati dalla guerra. Fino a quel momento, la Brigata Maiella era per noi solo un argomento affrontato in classe. Ma trovandoci davvero in quei luoghi, ascoltando racconti legati alla Resistenza e vedendo paesi che ancora oggi conservano i segni di quel passato abbiamo capito quanto la memoria storica rischi di diventare distante quando resta soltanto sulle pagine di un libro. Abbiamo capito che dietro ogni evento storico ci sono persone reali, decisioni difficili, paura, speranza e coraggio.

Ricordare non significa soltanto conoscere il passato, ma comprendere il presente e acquisire maggiore consapevolezza del valore della libertà e della responsabilità civile.

Come si può raccontare questa memoria in un modo capace di coinvolgere davvero gli studenti?

È da questa domanda che io e tre mie compagne della 5E abbiamo deciso di trasformare il Monopoly in un viaggio nella storia della Brigata Maiella. L’idea di utilizzare un gioco è nata grazie ad uno spunto della prof.ssa Paola Cerella, che ci ha incoraggiate a cercare un modo creativo e originale per raccontare questa storia. Così abbiamo iniziato a immaginare come un semplice Monopoly potesse trasformarsi in qualcosa di completamente diverso: non soltanto un gioco da tavolo, ma un percorso storico.

Il nostro obiettivo era creare un gioco che raccontasse davvero la storia della Brigata Maiella. Per questo il tabellone è stato completamente reinventato, in modo da renderlo educativo ma coinvolgente: le classiche proprietà sono diventate luoghi attraversati dalla Brigata durante la sua avanzata, trasformando ogni giro sul tabellone in una sorta di cammino attraverso la guerra e la Liberazione.

Anche le carte “Imprevisti” e “Probabilità” hanno assunto un significato completamente diverso. Non erano più semplici penalità o premi casuali, ma episodi ispirati a eventi reali, difficoltà affrontate dai combattenti, momenti di aiuto, ostacoli improvvisi o avanzamenti lungo il percorso. In questo modo ogni pescata non cambiava soltanto il corso della partita, ma riportava il giocatore dentro il contesto storico.

Ma non solo: le soste obbligate, le perdite di denaro o alcuni rallentamenti del gioco richiamavano simbolicamente le difficoltà vissute durante la guerra. Ogni elemento è stato pensato per fare in modo che il Monopoly non fosse soltanto “ambientato” nella storia della Brigata Maiella, ma la facesse vivere direttamente a chi giocava.

Dietro tutto questo, però, c’è stato un lungo lavoro di ricerca. Prima ancora di progettare il gioco abbiamo approfondito documenti, eventi, luoghi e testimonianze legate alla Brigata Maiella, cercando di comprendere davvero il contesto storico in cui operò.

Ci siamo rese conto che raccontare la storia richiede attenzione e responsabilità, soprattutto quando si parla di eventi così importanti. Proprio per questo il Monopoly è diventato molto più di un semplice lavoro scolastico; è diventato un modo per trasformare la ricerca storica in qualcosa di concreto, visibile e condivisibile.

La sfida più difficile è stata trovare un equilibrio tra accuratezza storica e giocabilità. Spesso si pensa che gioco e studio appartengano a mondi opposti; invece, lavorando a questo progetto, abbiamo scoperto che il gioco può diventare uno strumento potentissimo per imparare. Coinvolge, incuriosisce e spinge a partecipare attivamente, rendendo ciò che si scopre molto più immediato e memorabile.

In un tempo in cui tutto sembra scorrere velocemente e il passato rischia di essere dimenticato, ricordare significa mantenere viva la consapevolezza di ciò che è stato. La storia della Brigata Maiella non parla soltanto di guerra, ma anche di scelta, partecipazione e responsabilità. Valori che continuano ad avere un significato importante anche per la nostra generazione.

Forse è proprio questo il significato più profondo del nostro progetto: dimostrare che la memoria non deve restare chiusa nei manuali scolastici, ma può essere trasmessa anche attraverso strumenti nuovi, creativi e condivisi.

Perché, a volte, anche giocando si può imparare a ricordare. 

Giulia Piccirilli