C’è un tipo di silenzio che parla più di mille parole e non appartiene alle aule scolastiche, ma a quei luoghi in cui le parole assumono un peso quasi definitivo.
È stato proprio nella mattinata del 3 giugno, nell’aula magna “Carlo Anelli” del Tribunale di Vasto, che gli alunni delle classi 2B, 2E e 2LM del Polo Liceale Mattioli, del Palizzi e del Pantini-Pudente hanno imparato a mettersi in ascolto di questo silenzio.
A riunire gli studenti è stata la volontà di farsi portatori di valori che ancora oggi non sono compresi appieno, nonostante rappresentino colonne portanti del vivere in comunità.
È qui che nasce il progetto “Alleniamoci al rispetto”, iniziativa promossa dall’associazione Emily Abruzzo, che dà vita al concorso in memoria di Lorenzo Claris-Appiani.

Lorenzo nasce a Milano nel 1997 e fin da quando muove i primi passi nel mondo vede nelle norme del diritto e nella giustizia pilastri essenziali per la convivenza civile.
Il suo destino appare già tracciato: intraprende il percorso di studi in giurisprudenza e diventa avvocato, ma la sua storia si interrompe troppo presto.
Il 9 aprile 2015, in una Milano apparentemente ordinaria, la quotidianità del tribunale viene interrotta da uno sparo, una voce spezzata, poi il silenzio.
Per portare avanti gli ideali di Lorenzo, accanto ai suoi genitori, Alberta Brambilla Pisoni e Aldo Appiani, erano presenti l’avvocato Vittorio Melone, la psicologa Anna Cimino, la professoressa Teresa Di Santo in rappresentanza dell’associazione Emily Abruzzo, l’assessore alle politiche scolastiche e giovanili del Comune di Vasto Paola Cianci e l’avvocato Maria Luisa Palladino.
Al centro dell’incontro, il tema della libertà d’espressione e della libertà artistica, tutelate dagli articoli 21 e 33 della Costituzione.
Da qui sono nati interrogativi che hanno suscitato le riflessioni degli studenti sia nella stesura dei loro elaborati sia durante l’intera mattinata: fino a che punto arriva la libertà artistica? Dove, invece, sfioriamo il confine tra espressione e responsabilità?

Le risposte a questi quesiti sono state cercate attraverso l’analisi di testi appartenenti alla musica rap e trap, generi spesso definiti “della nuova generazione”, che nascono però come espressione di un disagio profondo.
In questi linguaggi emergono forme di narcisismo compensatorio, utilizzato come difesa rispetto a un senso di inadeguatezza, oltre a riferimenti all’uso di sostanze stupefacenti.
Queste rappresentano una fuga disperata dal dolore.
Tuttavia, questa fuga resta temporanea, fragile, termina un secondo prima di sfiorarne il punto più alto. Qui riemerge il disagio e sorge la necessità di comprenderne le radici, piuttosto che sopprimerlo.
Allo stesso modo, però, è stata sottolineata la presenza di numerosi altri brani che utilizzano la musica come forma di denuncia sociale, dando voce a realtà spesso rese invisibili.
Tutte queste riflessioni hanno dimostrato ancora una volta ai ragazzi che il rispetto è al centro di tutto: non dovrebbe rimanere un concetto astratto, ma trasformarsi in uno stile di vita.
Al termine della mattinata i sei studenti vincitori del concorso sono stati chiamati ad esporre i loro elaborati, in modo tale da riaffermare il chiaro messaggio lanciato da questo incontro, che probabilmente avrebbe condiviso anche Lorenzo: il rispetto e la giustizia non sono idee da raccontare, ma scelte quotidiane che prendono forma attraverso gesti e parole.
Paola Di Fazio
Foto di Nicole Pomponio













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