Enzo Manes presenta al Vasto D’Autore Festival il suo libro: “Nessuno basta a se stesso”

Manes invita a riflettere sul ruolo della fortuna e del caso nelle nostre vite.

Nella serata inaugurale del “Vasto D’Autore Festival”, tenutasi  il 2 luglio 2026 presso il Teatro Rossetti, l’imprenditore Enzo Manes ha presentato il suo nuovo libro, “Nessuno basta a se stesso”, un’analisi sul valore del bene comune e della solidarietà in un contesto sociale sempre più centrato sull’individualismo.

In un confronto sincero con l’amica Antonella Presutti, Manes, azionista e presidente esecutivo di KME Group, nonché fondatore di Dynamo Camp, ha messo in discussione il concetto di meritocrazia, invitando il pubblico a riflettere sul ruolo della fortuna e del caso nelle nostre vite.

Sin dall’ infanzia, la vicenda personale di Manes non è stata quella di un “ragazzo prodigio” focalizzato sui propri obiettivi. Ricordando gli anni di scuola e università, egli ha descritto un percorso senza chiare prospettive future, mosso principalmente dal desiderio di divertirsi. Dopo un diploma conseguito con il minimo dei voti  ( 37/60 ) e un passaggio attraverso quattro facoltà diverse, la svolta è arrivata quasi per caso, segnando un nuovo inizio.

L’incontro con Mario D’Urso, banchiere d’affari di Wall Street divenuto poi mentore e amico, segna il punto di svolta nella vita di Manes. È grazie a lui che il protagonista decide di intraprendere un percorso inaspettato, che lo porta a raggiungere le vette della finanza mondiale a Wall Street. Successivamente, Manes consegue importanti traguardi imprenditoriali e filantropici. È proprio l’analisi della propria storia a spingere Manes a rifiutare il concetto di “sacrificio” e di “successo” meritato esclusivamente dall’impegno personale.

“Sarebbe una bugia dire che il mio successo deriva solo da impegno, passione o sacrificio”, afferma Manes. L’imprenditore sottolinea che la maggior parte del suo percorso è frutto di circostanze fortunate e di eventi casuali: nascere in un contesto favorevole, ricevere un’educazione adeguata, godere di buona salute o incontrare le persone giuste al momento giusto.

La riflessione si approfondisce ulteriormente quando si parla del Dynamo Camp, un luogo in cui l’incontro con le famiglie di ragazzi affetti da gravi disabilità e malattie ridefinisce completamente il concetto di “merito” e di “privilegio”. Se il successo è in parte un dono del caso e non esclusivamente il risultato delle proprie capacità, nasce un dovere morale di riconoscere questa fortuna. Per Manes, il vero valore risiede nel saperla riconoscere e nel trovare modi concreti per restituirla a chi è meno fortunato. Da questa visione nasce l’idea di una “Good Tax”, una forma di responsabilità sociale, e l’impegno in progetti come la prima lotteria filantropica in Italia, i cui proventi sono interamente destinati al benessere collettivo.

Sradicare la mentalità individualista rappresenta una sfida complessa in una cultura fortemente egocentrica. Tuttavia, Manes è convinto che se ciascuno riconoscesse la propria quota di fortuna e si impegnasse a condividerla, molte delle ingiustizie e delle criticità sociali, che oggi consideriamo insormontabili,  potrebbero essere affrontate con sforzi minimi. Accanto alla restituzione, l’altro pilastro fondamentale del pensiero di Manes è la bellezza. All’interno dell’esperienza di Dynamo Camp, la bellezza non è un concetto astratto o meramente estetico, ma si traduce in cura, vicinanza e accoglienza.

In contesti segnati dalla sofferenza e dalla malattia, che coinvolgono non solo il singolo ma l’intera rete familiare, la bellezza diventa un modo per restituire dignità e speranza, laddove la vita ha mostrato il suo volto più duro. Questa  riflessione significativa  coglie perfettamente le sfide più persistenti della società odierna.

Alessandro Barisano