«Noi moriremo facendo questo patto: poesia, io e te diventiamo poesia.»
È in questa promessa estrema, sospesa tra il baratro della carne che cede e l’eternità della parola, che si condensa il nucleo radiante dell’universo letterario di Wanda Marasco. Accostarsi alla sua opera, e in particolare all’acclamato romanzo “Di spalle a questo mondo” – già vincitore del Premio Campiello 2025 e finalista al Premio Strega –, significa intraprendere un viaggio filosofico dentro la ferita profonda della condizione umana. La scrittura di Marasco non si adegua mai alla pura cronaca né si esaurisce nella ricostruzione storica; al contrario, essa si configura come un autentico “romanzo creaturale”, un’indagine vibrante sulla fragilità universale che accomuna ogni essere vivente di fronte all’amore, alla guerra e alla morte.

Fin dai suoi esordi con La cera d’infanzia e attraverso tappe fondamentali come Il genio dell’abbandono e La compagnia delle anime finte, l’autrice dimostra un talento puro e immenso, capace di far dialogare i livelli linguistici più diversi, muovendosi con grazia assoluta da una viscerale lingua madre a una sublime lingua lirica.
La genesi di questa visione affonda le propri radici nel mistero fecondo dell’infanzia, un territorio in cui la realtà oggettiva inizia a sfaldarsi per cedere il passo alla trasfigurazione poetica. Cresciuta a Capodimonte, proprio di fronte all’eclettica torre costruita dal medico Ferdinando Palasciano, l’autrice si definisce una “bambina di ringhiere e di vetro”: il suo sguardo restava costantemente incollato a quelle mura, capaci di riflettere sia i mutamenti del tempo sia i suoi stessi stati d’animo. È lì, tra i giochi infantili e l’osservazione di un’architettura che incuteva timore e fascino, che avviene l’incontro primordiale con il proprio daimon: una forza che non è acquisizione intellettuale, ma “la volontà, il desiderio di sostituire alla cruda realtà l’espressione della realtà”.
In questa prospettiva, la follia e l’abbandono, temi centrali che collegano la maschera dello scultore Vincenzo Gemito a quella dello stesso Palasciano, non rappresentano un deficit della ragione, bensì una forma superiore di conoscenza, una nuova gnosi capace di scarnificare il reale e restituirne l’essenza più autentica e tragica.
Al centro di Di spalle a questo mondo si staglia la figura monumentale e dolente di Ferdinando Palasciano, medico filantropo e precursore di ideali umanitari universali, la cui mente viene infine offuscata dal male negli ultimi anni di vita. La sua non è una semplice patologia clinica, ma il crollo di un’anima spezzata dall’intensità delle proprie passioni, una mente travolta da una «smania di giustizia» e dal desiderio utopico di “correggere la storia”. Accanto a lui, la moglie Olga Nevavilov incarna, attraverso la sua claudicanza fisica, una fragilità che si fa universale. Eppure, nel disegno filosofico di Marasco, la ferita e l’incrinatura non sono condanne all’isolamento, bensì feritoie: varchi stretti e luminosi attraverso i quali le creature comunicano tra loro e con l’assoluto, spogliandosi di ogni illusione per rivelare ciò che siamo nella nostra nuda verità.

L’atto della scrittura diventa così un imperativo interiore, un esercizio di introspezione in cui “guardarsi dentro è indispensabile” per attraversare il caos quotidiano, assecondando un bisogno vitale di silenzio e di profonda comprensione delle proprie debolezze.
Il riconoscimento della grandezza letteraria dell’autrice, suggellato anche da premi simbolicamente legati alla terra e alla memoria del territorio, conferma la potenza di un’arte che trasforma l’esperienza individuale in un racconto collettivo.
Scrivere, per Wanda Marasco, non significa indossare il ruolo sociale dello scrittore, ma trovare uno stato di pace istantaneo che si compie esclusivamente nell’atto stesso della creazione, un tentativo estremo di far sì che la parola si sostituisca alla caducità dei corpi.
«C’è qualcuno che mi sente? Se è così, rispondete. Ditemi che ho fatto bene a pretendere che questa forma di addio fosse una trama di vita.»
Julia Di Paolo











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