Un viaggio nel cinema, nella diversità e nella bellezza con Daniele Orazi

Al "Vasto D'Autore" il libro "Ostiawood" di Daniele Orazi

Il 3 luglio, nell’ambito del Vasto d’Autore Festival, si è tenuto un incontro emozionante e profondo con Daniele Orazi, uno dei più importanti agenti cinematografici italiani, scrittore e figura chiave del dietro le quinte del cinema italiano. L’evento ha visto Orazi raccontarsi attraverso il suo libro, “Ostiawood”, un’opera geniale e intensa che mescola vita, cinema e ricerca della bellezza.

Il libro, di cui lo scrittore è l’anima, ha come protagonista Andy Schroeder, un ragazzo albino nato a Ostia, simbolo di una diversità vissuta sulla pelle. Attraverso la sua storia, Orazi racconta non solo un’infanzia segnata dal bullismo, dalla dislessia, dal sentirsi “diverso” – anche per il suo essere rosso di capelli e portatore di un presunto “malocchio” – ma trasforma questa diversità in valore. L’albinismo diventa metafora: un modo per parlare di chi non si sente mai del tutto accettato, eppure riesce a fiorire.

“Sono nato con un parto asciutto e non dovevo essere un bello spettacolo”, scrive Orazi con ironia e crudo realismo. “Pieno di rughe, con un occhio chiuso e una folta capigliatura bianca. Ed eccomi mondo, sono colore latte. La parola albino l’avrei sentita ancora centinaia di volte”.

È da questa immagine potente che nasce un viaggio: quello di un ragazzo che trova nella fuga nel cinema la sua salvezza. Il primo ricordo? Un’estate a Ostia, un’arena all’aperto, l’odore della salsedine, e Lilli e il vagabondo sullo schermo. Da quel momento, il cinema diventa sogno, evasione, speranza. Un modo per guardare altrove, quando il mondo intorno ti ferisce.

Orazi racconta di come, da modello, abbia scoperto la sua vera vocazione: stare dall’altra parte della macchina da presa, lavorare nell’ombra per far brillare gli altri. “Mi piaceva nascondermi. Mi affascinava l’animo umano, la psicologia di chi fa questo mestiere.” Grazie al suo agente, che lo vede in un momento di smarrimento, inizia come stagista e poi, senza accorgersene, costruisce una carriera di quasi quarant’anni, diventando una figura fondamentale nel panorama cinematografico italiano.

Attraverso la voce di Andy, viene spiegato molto bene il ruolo delicatissimo dell’agente, un mestiere privo di regole fisse in cui bisogna saper seguire l’attore nelle sue continue montagne russe emotive, tra fasi calanti e momenti di successo. Orazi chiarisce che il bravo agente deve saper calibrare l’approccio da persona a persona, affrontando i problemi in modo diverso in base alla fascia d’età e alla popolarità di chi ha di fronte. Quando i primi provini non vanno e l’attore rischia di entrare in un loop negativo che spegne ogni possibilità di sviluppo, l’agente deve essere “un po’ puttana”: deve usare stratagemmi, frasi d’effetto e quel dono speciale nel tranquillizzare l’altro per farlo sentire sempre accolto. Senza dire bugie, bisogna saper dire all’artista quello che vuole sentirsi dire in quel momento, riportandolo in una comfort zone emotiva. È lì che si fa tabula rasa per poter ricostruire, spingendolo a cercare di nuovo la luce e la bellezza. È una missione complessa, perché l’attore vive di continui alti e bassi,

Nel libro, Orazi descrive gli attori come persone con “qualcosa di rotto” che li rende unici, iconici. “Mi emoziona crearli” dice, “è come quando tua moglie sta partorendo e tu nel frattempo metti incinta altre donne: vivi la sensazione di chi lotta per arrivare alle stelle.” E’ una metafora dell’urgenza creativa incontrollabile. L’autore sta dicendo che mentre una sua creatura sta venendo al mondo, la sua mente non riesce a fermarsi: sta già seminando nuove idee, concependo nuovi personaggi in modo quasi febbrile e “infedele” verso il progetto attuale. È l’incapacità dell’artista di darsi un limite. È la sensazione di essere un “creatore di mondi” a tempo pieno, che sfida i limiti del tempo e della morale comune per toccare l’assoluto (le stelle).

E proprio alle stelle guarda il festival di Venezia, luogo centrale nel racconto. Atmosfere di luce e ombra, premi, emozioni, David di Donatello. Durante l’incontro, la giornalista e mediatrice Carola Carulli ha ricordato la prima volta in cui vide l’agente proprio al festival in occasione della vittoria del Leone d’Oro: “Mi chiesi: chi è quel signore silenzioso all’ufficio stampa?”. La giornalista ha sottolineato come, leggendo il romanzo di Orazi, abbia ritrovato dietro le quinte esattamente quella stessa persona. Un’immagine fedele che racchiude l’essenza di questo mestiere: l’agente lavora nell’ombra, dà il palco agli altri ma non lo calpesta.

Un messaggio forte è quello sulla formazione del talento: il talento non basta. Serve tenacia, studio, rispetto, educazione. “La bellezza salverà il mondo,” dice Orazi, convinto che la ricerca della bellezza sia un dovere quotidiano.

Grande soddisfazione per lui è incontrare i giovani, andare nelle scuole, parlare con gli studenti. “Spesso i professori si arrendono troppo presto. Invece bisogna insistere. Ogni ragazzo ha una luce.”

Il libro è stato scritto di notte, tra immagini di film, ricordi, emozioni represse. È un’opera cinematografica, fatta di scene, dialoghi, sguardi.

“Dentro” è la parola di questo festival, e Daniele Orazi, in ogni pagina della sua Ostiawood, ha nascosto un pezzo di verità del suo danno interiore: i nomi degli artisti citati richiamano tutti l’alcol – un modo per fare pace col padre, con l’alcolismo, con il dolore familiare. L’autore ha condiviso il suo costante desiderio di lavorare con il proprio dentro, poiché mai ci conosceremo fino alla fine, e sia la scrittura che il cinema sono strumenti che in questo aiutano molto.

I diritti d’autore del libro saranno devoluti a due associazioni che si occupano di adolescenti: Anna Polpetta e Luca Marinelli, un gesto concreto di chi crede che la cultura debba nutrire il futuro.

Vasto d’Autore non è solo un festival: è un abbraccio, un riconoscimento, un ritorno alle origini. Perché Ostia, con i suoi luoghi feriti, è anche il posto del cuore. E da quel cuore, oggi, nasce un messaggio chiaro: la diversità è una ricchezza. Il cinema è sogno. E la bellezza, alla fine, vince sempre.

                                                                                                                                                                        Carlotta Russi