Quattro tartarughe tornano al mare: la libertà protagonista al Festival dei Sette Capodogli

Quattro tartarughe marine, Lorenzo, Andrea, Artemis e Arianna, tornano al mare dopo mesi di cure.

Vasto, 18 settembre 2026 — Una giornata dedicata al mare, alla sua tutela e alla conoscenza delle specie che lo abitano ha caratterizzato oggi il Festival dei Sette Capodogli, trasformando un momento di sensibilizzazione in un’esperienza concreta per gli studenti presenti. Protagoniste della giornata sono state quattro tartarughe marine che, dopo mesi di cure e controlli, hanno finalmente potuto tornare in libertà.

A partecipare all’iniziativa sono stati gli studenti della classe 4ª BSA del Polo Liceale Raffaele Mattioli e della classe 4ª C dell’Istituto Filippo Palizzi, che hanno avuto la possibilità di ascoltare Vincenzo Olivieri, Presidente del Centro Studi Cetacei a Punta Penna, e di conoscere più da vicino il lavoro che viene svolto quotidianamente per proteggere la fauna marina.

Olivieri ha raccontato agli studenti come l’attività di tutela non si limiti alla semplice assistenza degli animali, ma inizi già dal momento del loro ritrovamento. Quando una specie marina viene trovata spiaggiata o in difficoltà, è necessario intervenire rapidamente, valutare le sue condizioni, sottoporla alle cure necessarie e seguirla durante tutto il percorso di recupero. Solo quando l’animale ha recuperato le condizioni fisiche adeguate è possibile pensare al suo ritorno in natura.

Un esempio concreto di questo lungo lavoro è rappresentato proprio dalle quattro tartarughe liberate nella giornata di oggi. Gli esemplari erano stati recuperati intorno al mese di aprile e, da allora, sono stati sottoposti a mesi di controlli, cure e ristabilizzazione. Un percorso lungo e necessario, durante il quale le loro condizioni sono state costantemente monitorate, fino ad arrivare al momento tanto atteso: la restituzione al loro ambiente naturale.

Il momento della liberazione si è svolto al largo di Punta Penna, a Vasto, in provincia di Chieti, dove le quattro tartarughe sono state accompagnate e successivamente lasciate in mare con il supporto dei veterinari e degli operatori impegnati nella loro tutela. Per gli studenti è stato particolarmente significativo poter assistere alla conclusione di un percorso iniziato mesi prima, vedendo concretamente come un animale trovato in difficoltà possa, grazie alle cure e al lavoro degli operatori, tornare a vivere libero nel proprio habitat.

Proprio partendo da queste esperienze, durante l’incontro è stato affrontato anche uno degli aspetti più importanti e allo stesso tempo affascinanti della tutela della fauna marina: perché animali capaci di vivere e orientarsi perfettamente in mare possono arrivare a spiaggiarsi?

La risposta non è semplice, perché gli spiaggiamenti possono essere legati a molteplici fattori. Malattie, ferite, condizioni di salute precarie, correnti, maree e particolari condizioni ambientali possono mettere in difficoltà gli animali e portarli verso la costa. Nel caso dei cetacei, inoltre, un ruolo importante è svolto dall’ecolocalizzazione, il sistema basato sull’utilizzo dei suoni che permette loro di orientarsi e individuare ciò che li circonda. Anche alterazioni dell’ambiente acustico sottomarino possono, in determinate circostanze, contribuire al loro disorientamento.

A rendere ancora più complessa la situazione è il forte legame sociale che caratterizza molte specie di cetacei. Quando un esemplare si trova in difficoltà, gli altri membri del gruppo possono seguirlo, arrivando insieme verso acque sempre più basse. È una delle possibili dinamiche alla base degli spiaggiamenti multipli e aiuta a comprendere come anche animali estremamente adattati alla vita marina possano trovarsi improvvisamente in una situazione di pericolo.

Il discorso sugli spiaggiamenti ha condotto naturalmente a ricordare uno degli episodi più significativi per il territorio vastese e proprio all’origine del nome del Festival. Il 12 settembre 2014, sulla spiaggia di Punta Penna, all’interno della Riserva Naturale di Punta Aderci, sette capodogli si spiaggiarono sulla costa. L’evento provocò una grande mobilitazione: Guardia Costiera, veterinari, biologi, volontari, Protezione Civile e cittadini si unirono nel tentativo di soccorrere gli enormi cetacei.

Le operazioni furono particolarmente difficili, anche a causa delle condizioni in cui si trovavano gli animali e del progressivo abbassamento della marea. Al termine dei soccorsi, quattro dei sette capodogli riuscirono a essere riportati in mare, mentre tre purtroppo morirono. Per il territorio fu un episodio drammatico, ma allo stesso tempo divenne una testimonianza concreta dell’importanza della collaborazione tra istituzioni, esperti, associazioni e cittadini nella salvaguardia degli animali marini.

Il ricordo di quei sette capodogli è rimasto quindi strettamente legato alla storia di questo territorio e rappresenta ancora oggi il punto di partenza per riflettere sulla tutela del mare. Il Festival dei Sette Capodogli nasce proprio con questo spirito: mantenere viva la memoria di quell’evento e trasformarla in un’occasione per conoscere meglio l’ambiente marino e imparare a proteggerlo.

E’ significativo che, a distanza di anni da quella tragedia, una delle giornate del Festival possa essere dedicata a un’immagine completamente diversa: quattro tartarughe che, dopo essere state recuperate, curate e seguite per mesi, tornano finalmente a nuotare in mare aperto.

La giornata del 18 settembre 2026 lascia così un messaggio che unisce passato e presente. Il ricordo dei capodogli del 2014 racconta quanto possa essere fragile l’equilibrio dell’ambiente marino; la liberazione delle quattro tartarughe dimostra invece quanto il lavoro dell’uomo possa contribuire concretamente alla salvaguardia della fauna quando viene messo al servizio della natura.

Per gli studenti del Mattioli e del Palizzi non è stata quindi soltanto una giornata fuori dall’aula, ma un’occasione per vedere con i propri occhi il significato della parola tutela: conoscere il mare, comprenderne le difficoltà e impegnarsi affinché le specie che lo abitano possano continuare a viverci. Perché il modo migliore per ricordare ciò che è accaduto nel passato è anche quello di lavorare, nel presente, affinché sempre più animali possano avere la possibilità di tornare al mare.

Luigi D’Aulerio

Foto di Lorenzo Di Paolo