Quando la terra ricorda: un esempio di resilienza ai rischi geo-idrologici con la città di Vasto

A Palazzo d'Avalos una giornata in cui la scienza geologica ha dialogato con la storia

C’è un paradosso profondo nell’atto di abitare il paesaggio: tendiamo a considerare la terra sotto i nostri piedi come un fondamento immobile, un palcoscenico immutabile su cui consumare le nostre esistenze quotidiane. Eppure, la natura possiede una propria memoria dinamica, fatta di strati, pressioni e lenti scivolamenti che travalicano la scala del tempo umano.

È proprio su questo confine impercettibile tra la storia dell’uomo e la memoria della Terra che si è sviluppato il convegno “La città di Vasto: un esempio di resilienza ai rischi geo-idrologici”, tenutosi nella cornice di Palazzo d’Avalos a Vasto. All’evento hanno preso parte anche gli studenti delle classi 3E e 4E del liceo scientifico tradizionale del Polo Liceale “R. Mattioli”, testimoni diretti di una giornata in cui la scienza geologica ha saputo dialogare con la filosofia e la storia.

La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco Francesco Menna, affiancato dai rappresentanti delle associazioni di settore e dalle autorità locali. L’introduzione ha posto l’accento sulla Pinacoteca del Palazzo, custode delle opere d’arte della famiglia Palizzi, creando un ponte suggestivo tra l’arte pittorica e la scienza della Terra. Come evidenziato negli interventi introduttivi e della presidenza AIGA (Associazione Italiana di Geologia Applicata), la ricerca scientifica non deve rimanere confinata nell’ambito accademico, ma deve farsi rete, cultura e strumento quotidiano di pianificazione e prevenzione per la sicurezza dei cittadini e del territorio.

Entrando nel vivo della sessione scientifica, moderata dal professor Pantaleone De Vita, il professor Nicola Sciarra (Università di Chieti-Pescara “G. d’Annunzio”) ha guidato la platea in un viaggio attraverso il contesto geologico medio-adriatico. Dalle scogliere del Parco di San Bartolo alla frana storica di Ancona del 1982, fino a Sirolo, Numana e Fossacesia, la costa adriatica si rivela un mosaico di equilibri precari. Sciarra si è poi focalizzato sulla complessa storia idrogeologica di Vasto: una successione di eventi franosi che parte dal 1440, attraversa i drammatici eventi del 1816 e culmina con la grande frana del febbraio 1956. Un fenomeno imponente che portò al crollo del quartiere orientale e alla sofferta demolizione della chiesa di San Pietro, il cui dipinto di Filippo Palizzi fu portato in salvo prima del crollo.

Attraverso simulazioni avanzate, la relazione ha mostrato come l’acqua, infiltrandosi nei costoni calcarei e arenacei, sia in grado di ridurre in polvere strutture apparentemente rocciose, evidenziando al contempo le monumentali opere di drenaggio e consolidamento realizzate sotto via Adriatica per mettere in sicurezza il colle.

Successivamente, il professor Vincenzo Simeone del Politecnico di Bari ha illustrato la complessa dinamica della grande frana di Petacciato. Situata al confine tra l’avanfosso e la catena appenninica, la frana rappresenta una ferita aperta che coinvolge infrastrutture di primario interesse nazionale, quali l’autostrada A14, la linea ferroviaria adriatica e la strada statale 16. Simeone ha mostrato come le cicliche riattivazioni storiche — legate a piogge persistenti ed estese più che a singoli eventi estremi — abbiano generato fenomeni spettacolari e complessi, come l’innalzamento dei “crust” argillosi e la fuoriuscita di acque in pressione direttamente sulla linea di battigia.

Infine, l’ingegner Marco Sciarra di FS Engineering ha ampliato lo sguardo sul rapporto dialettico tra grandi opere uomo-fatte e instabilità dei versanti lungo la linea ferroviaria adriatica, illustrando come la storia delle infrastrutture sia da sempre un esercizio di adattamento e ingegneria preventiva di fronte alla spinta dei versanti costieri.

Partecipare ai primi tre interventi della mattinata e al successivo dibattito ha permesso ai giovani studenti del Polo Liceale Mattioli di cogliere un insegnamento fondamentale: la resilienza non è una mera reazione passiva al disastro, ma la capacità consapevole di comprendere le leggi fragili del paesaggio per poterci convivere con rispetto.

Ripensando alle parole citate in apertura sui grandi maestri della pittura, risuona il senso profondo dell’impegno geologico e umano di fronte alle ferite della Terra: “Vorrei rinascere per ricominciare”.

               Julia Di Paolo

 

Foto di Nicole Valentini e Rebecca Frasca