Le Madri Costituenti: 21 voci che hanno spezzato il silenzio

All'ingresso del nostro Istituto una mostra dedicata alle Madri Costituenti

7.00 del mattino: suona la sveglia, ci prepariamo e andiamo a scuola.

Studiamo, discutiamo, scegliamo cosa pensare e in quali principi riporre la nostra fiducia.

Sono tutti gesti così quotidiani da sembrare quasi scontati, eppure per altri potrebbero non esserlo stati.

Quante delle cose che oggi consideriamo semplicemente normali, in realtà, qualcuno ha dovuto conquistare?

Proprio per riflettere su questo, il Polo Liceale Raffaele Mattioli di Vasto ospita una mostra che difficilmente passa inosservata: “Le Madri della Costituzione”, dedicata alle 21 donne che parteciparono all’Assemblea Costituente. Ventuno su 556 deputati eletti nel 1946, un numero che letto così potrebbe sembrare quasi marginale, eppure sarebbe un errore fermarsi all’apparenza di una semplice cifra.

Quelle 21 donne, infatti, non entrarono nella storia soltanto perché furono le prime a occupare quei banchi, ma entrarono per ciò che fecero una volta arrivate lì.

Erano diverse per età, idee politiche, formazione ed esperienze. C’erano comuniste, democristiane, socialiste e una rappresentante del Fronte dell’Uomo Qualunque.

Eppure, pur provenendo da realtà molto distanti, riuscirono a trovare punti d’incontro su una questione che avrebbe riguardato tutte le generazioni future: costruire un Paese nel quale l’uguaglianza e le pari opportunità non fossero più soltanto aspirazioni, sogni e false promesse.

È proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti della mostra: non racconta soltanto una conquista femminile, racconta la capacità, in un momento in cui l’Italia doveva essere ricostruita dalle fondamenta, di mettere qualcosa davanti alle proprie differenze.

Dietro quelle 21 donne ci sono persone che avevano già conosciuto il significato concreto delle parole che stavano cercando di scrivere.

Tra i grandi nomi che possono riaffiorare subito nella nostra memoria c’è Teresa Mattei, che con i suoi venticinque anni fu la più giovane tra gli eletti alla Costituente. Prima ancora di sedere in Parlamento, era stata espulsa dal liceo per essersi rifiutata di assistere alle lezioni razziste del regime, o meglio, per aver espresso un’opinione diversa dalla massa, un’opinione scomoda per chi voleva zittire la sua voce.

La sua storia, come quella delle sue compagne, rende difficile pensare alla Costituzione come a qualcosa nato semplicemente da discussioni astratte ed ambizioni: dietro le parole c’erano persone che avevano dovuto difendere quei principi molto prima di poterli scrivere, e che avevano dovuto lottare anche per arrivare a poterli mettere su carta.

Sulle orme di Teresa cammina Bianca Bianchi, insegnante allontanata dalla scuola perché nelle sue lezioni affrontava temi riguardanti la civiltà ebraica.

Ricordiamo anche Teresa Noce, operaia fin da bambina, autodidatta, antifascista, deportata nei campi di concentramento, che alla Costituente portò la propria esperienza nella battaglia per la tutela delle lavoratrici, della maternità e della parità salariale.

Insomma, è chiaro che siano storie molto diverse, ma nonostante ciò hanno qualcosa in comune: le donne operano per le donne, per ciò che non hanno e per ciò che le è stato proibito.

Con un briciolo di attenzione in più, infatti, salta subito all’occhio che i temi portati all’ordine del giorno dalle Madri Costituenti fossero legati principalmente alla tutela della famiglia, ai diritti delle lavoratrici e alle pari opportunità di genere.

Oggi, però, il rischio è un altro: dimenticare quanto poco normale fosse dover lottare per tutto questo.

Il voto, che per noi è una possibilità acquisita, era per quelle donne una conquista recente. Il diritto di partecipare alla vita politica non era un presupposto, ma qualcosa che era stato appena riconosciuto. Il 1° febbraio 1945 era stato esteso alle donne; solo l’anno dopo sarebbe arrivato anche il riconoscimento del diritto di essere elette. Poi 21 di loro sarebbero entrate nell’Assemblea incaricata di scrivere la nuova Costituzione.

Forse è proprio questa distanza temporale a renderci difficile comprendere davvero l’importanza di ciò che è accaduto. Noi siamo abituati ai risultati, molto meno alle battaglie che li hanno preceduti. Siamo abituati agli articoli della Costituzione stampati sui libri di scuola, alle parole libertà, uguaglianza, dignità, diritti. Le leggiamo così spesso che quasi rischiano di perdere il loro peso.

Questa mostra, invece, prova a restituirglielo.

Ci ricorda che una Costituzione non nasce soltanto dalle parole che vengono scritte su una pagina, nasce dalle persone che decidono di aver passato troppo tempo in silenzio, sottomesse in un angolo e terrorizzate di far rumore o scatenare il malcontento altrui.

Questa consapevolezza dovrebbe smettere di appartenere soltanto al passato, perché quelle 21 donne non hanno scritto una Costituzione destinata soltanto alla loro generazione. Hanno lavorato a qualcosa che sarebbe stato tramandato di generazione in generazione, sperando che ciò accadesse.

Ogni volta che attraversiamo l’ingresso della scuola, passiamo davanti ai loro volti. Sta a noi scegliere di fermarci a leggere i loro nomi oppure continuare a camminare, vedere solo ventuno fotografie appese a un muro oppure chiederci che cosa significhi oggi vivere dentro le conseguenze e i benefici delle loro scelte.

Forse il senso più profondo della mostra è proprio questo: ricordarci che ciò che ci sembra normale non è necessariamente scontato e che i diritti, una volta conquistati, non diventano meno preziosi soltanto perché siamo nati abbastanza tardi da trovarli già lì.

Paola Di Fazio

Foto di Serena Giuliani