Luciano Pavarotti: la voce che ha portato l’opera nel mondo

Figura tra le più importanti nel panorama musicale

Ci sono voci che si riconoscono al volo, anche dopo poche note. Non importa dove ci si trovi, quale musica si ascolti di solito o quanto si conosca il mondo dell’opera lirica: alcune interpretazioni riescono ad attraversare le distanze e a rimanere impresse nella memoria. Quella di Luciano Pavarotti è stata una di queste.

Nato a Modena nel 1935, Pavarotti avrebbe compiuto 91 anni proprio lo scorso 12 ottobre. La sua storia, però, non riguarda soltanto una voce straordinaria: racconta anche di come la musica riesca a superare confini culturali, generazionali e sociali. Come si suol dire, però, anche i più grandi hanno iniziato dalle piccole cose.

Prima dei grandi palcoscenici internazionali, infatti, c’era Modena. Qui Luciano trascorse la sua infanzia, in una famiglia in cui la musica faceva già parte del loro DNA grazie al padre Fernando, appassionato di canto e membro della Corale Gioachino Rossini. Proprio grazie ad essa, nel 1955, il giovane Pavarotti partecipò al concorso internazionale di canto corale di Llangollen in Galles. Era ancora lontano dalla fama che avrebbe raggiunto negli anni successivi, ma quell’esperienza resta una delle prime tappe significative del suo percorso musicale.

Il debutto professionale arrivò nel 1961, quando la sua interpretazione di Rodolfo ne “La bohème” di Giacomo Puccini toccò il cuore degli ascoltatori.

Uno dei momenti più significativi del suo percorso  fu il 7 luglio 1990: alle Terme di Caracalla di Roma Pavarotti salì sul palco insieme ai colleghi Plácido Domingo e José Carreras, diretti da Zubin Mehta. Quella sarebbe diventata una delle esibizioni più celebri della storia della musica lirica, trasformando i tre tenori in un fenomeno internazionale. Attraverso la televisione e le registrazioni, la lirica raggiunse milioni di persone, molte delle quali erano completamente estranee al mondo del teatro e dell’opera.

Tuttavia, non fu solo il suo ruolo nel trio a portarlo sotto i riflettori. Pavarotti è divenuto, nel corso del tempo, il motivo per cui anche chi non è appassionato di musica lirica ricorda una battuta o due di una composizione. In particolare, tra le arie che hanno contribuito a diffondere l’arte della musica lirica e a lanciare la carriera di Pavarotti, possiamo ricordare: “Nessun dorma” – “Turandot” di Giacomo Puccini

Questa è probabilmente l’aria a cui tutti collegano il nome di Pavarotti. Il principe Calaf attende l’alba, convinto che riuscirà a catturare l’attenzione della principessa Turandot. Il celebre “Vincerò” conclude un viaggio musicale costruito, con una consapevolezza millimetrica, sul rapporto tra tensione e risoluzione: il crescendo dell’intera aria accompagna l’ascoltatore dalla riservatezza iniziale a una dichiarazione sempre più intensa.

L’interpretazione di Pavarotti ha contribuito a rendere questo brano un simbolo della sua carriera e soprattutto una delle porte d’ingresso più conosciute al repertorio operistico.

“La donna è mobile” – “Rigoletto” di Giuseppe Verdi

Con “La donna è mobile” il clima cambia completamente. La melodia è vivace e facilmente riconoscibile, ma dietro la sua leggerezza si nasconde un personaggio ben preciso: il Duca di Mantova, seducente ma incostante.

Questo pezzo è un esempio di come una melodia possa diventare popolare senza perdere il legame con la storia dalla quale proviene… la si può riconoscere e canticchiare anche senza conoscere “Rigoletto”, ma comprenderne il contesto permette di notare anche i dettagli più piccoli, quei dettagli che porterebbero via il senso di familiarità del brano se mancassero.

“Che gelida manina” – “La bohème” di Giacomo Puccini

In quest’aria Rodolfo, giovane poeta, incontra Mimì. La scena nasce da un momento intimo: un incontro, una presentazione, il desiderio di conoscersi. La musica accompagna il passaggio dalla delicatezza iniziale a un’espressione più ampia e appassionata.

Grazie a questo si porta un briciolo di consapevolezza in più su una qualità fondamentale nel mondo canto: la voce non è soltanto uno strumento musicale, ma anche un mezzo attraverso cui un personaggio prende forma, comunica ciò che prova e rimane impresso nella memoria degli ascoltatori.

“E lucevan le stelle” – “Tosca” di Giacomo Puccini

Con “E lucevan le stelle” la musica ci porta in una dimensione più malinconica: Mario Cavaradossi, pittore e protagonista, ricorda il suo amore mentre attende un destino tragico. La melodia è attraversata dalla nostalgia e dalla consapevolezza struggente di ciò che il protagonista sta per perdere: tutto.

L’intensità non nasce soltanto dalle qualità vocali, ma anche dal fraseggio e dal modo in cui la musica, attraverso una prosodia ben studiata, accompagna e rappresenta il ricordo. Questo brano permette di conoscere anche la fragilità di un personaggio che, in questo caso, ripercorre mentalmente i momenti più preziosi della propria vita.

“Una furtiva lagrima” – “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti

Una lacrima cade dagli occhi di Adina e Nemorino vi riconosce un possibile segno di amore: un gesto minimo diventa, per lui, la prova che qualcosa sta cambiando. La linea vocale, l’attenzione minuziosa alle dinamiche e l’espressività del fraseggio permettono di raccontare un’emozione che non ha bisogno di manifestazioni spettacolari o ulteriori spiegazioni.

Queste cinque arie appartengono a opere, personaggi e contesti molto differenti, eppure tutte mostrano quanto il repertorio lirico sia vario e quanto il lavoro di un cantante vada ben oltre alla sola precisione vocale.

Luciano Pavarotti morì a Modena il 6 settembre 2007, ma le sue registrazioni continuano ancora oggi a raggiungere nuovi ascoltatori. Inoltre la fondazione che porta il suo nome promuove iniziative dedicate alla musica e ai giovani cantanti lirici.

Forse è proprio per questo che Pavarotti è rimasto una delle figure più importanti del panorama musicale: alla base del suo successo non c’era una sete di fama o soldi, ma una comprensione profonda dell’importanza dell’impatto che ha la musica sul mondo e sulla vita di ognuno di noi.

Paola Di Fazio