Lungo il corridoio principale del nostro istituto, si possono osservare alcuni pannelli a cura de “La natura del mare”, che illustrano l’importanza del mare come testimone secolare della nostra storia e custode di infinita biodiversità. Questi pannelli evidenziano come il mare rappresenti una risorsa preziosa e fragile, minacciata dall’inquinamento che mette a rischio gli ecosistemi marini e, di riflesso, la salute dell’intera umanità.

Un contenitore utilizzato per trasportare il pesce, una rete impiegata per allevare le cozze o il mozzicone di una sigaretta gettato a terra possono sembrare oggetti molto diversi tra loro, tuttavia hanno un elemento in comune: se dispersi nell’ambiente, contribuiscono all’inquinamento del mare.
Il primo tema trattato in questo pannello è l’utilizzo delle cassette per il pesce in polistirolo , uno dei materiali più utilizzati nel settore della pesca data la sua leggerezza e capacità di isolamento, tuttavia esso costituisce anche uno dei rifiuti maggiormente presenti nelle acque del nostro pianeta.

Il problema non riguarda soltanto le cassette intere, ma soprattutto il fatto che, con il tempo, il materiale può frammentarsi in oltre un milione di microplastiche e altre minuscole particelle, contribuendo alla diffusione di rifiuti plastici nell’ambiente marino. La dispersione può avvenire accidentalmente durante le attività di pesca e nei porti, oppure a causa di una gestione inadeguata dei rifiuti da parte dei pescatori.
Purtroppo, l’Italia detiene un triste primato a livello europeo nel comparto ittico. Ogni anno la flotta italiana utilizza all’incirca 14.000 tonnellate di polistirene espanso per il trasporto e la commercializzazione del pescato, rendendo quindi il nostro Paese il maggior consumatore di polistirolo in Europa.
La soluzione proposta dall’Alleanza di Città e Paesi d’Italia intorno al mare è quella di utilizzare alternative al polistirolo, tra queste spiccano le cassette di plastica in polipropilene o cassette di acciaio, entrambi metodi più sostenibili ma ancora non attuati nel mercato nazionale.

Il secondo argomento esposto nel pannello riguarda l’utilizzo delle calze per mitilicoltura in plastica, rifiuti presenti in grandi quantità sui fondali del Mar Mediterraneo; per favorire la crescita dei molluschi (soprattutto le cozze) vengono utilizzate apposite reti tubolari, nelle quali vengono sistemati i mitili durante il loro sviluppo.
Questi strumenti svolgono una funzione fondamentale nella produzione alimentare, ma il loro impiego può avere conseguenze ambientali molto gravi quando le calze si deteriorano o vengono disperse in acqua; spesso le onde, le operazioni di manutenzione delle acquacolture e la sostituzione delle attrezzature possono favorire la perdita di frammenti di plastica, che spesso raggiungono anche le coste depositandosi sulle spiagge italiane.
Una possibile soluzione a questa problematica è quella di sostituire la plastica con materiali biodegradabili come la fibra di canapa o di agave, recentemente sperimentate dal CNR-IRSA (Istituto di Ricerca Sulle Acque) di Taranto, tuttavia queste innovazioni non sono mai state realmente adottate a causa di mancanza di volontà dei produttori che le considerano deteriorabili.
Infatti, durante le ricerche nell’ambito di iniziative come il progetto Life MUSCLES, la fibra di Canapa, utilizzata per la sua resistenza iniziale e la sua origine naturale, ha mostrato come principale criticità una degradazione fin troppo rapida in ambiente marino (circa 70 giorni), che non sempre copre l’intero ciclo biologico richiesto dalla coltura delle cozze; mentre nel caso della fibra di Agave, l’ostacolo maggiore è legato al costo economico elevato e alla mancanza, al momento, di una filiera tecnologica e industriale standardizzata per produrre calze ittiche su larga scala con questo materiale.
Il terzo e ultimo problema illustrato nel pannello, ma non per importanza, riguarda l’inquinamento dovuto alle sigarette, e i dati confermano la rilevanza del fenomeno: in tutto il mondo circa 4.500 miliardi di mozziconi vengono gettati nell’ambiente ogni anno, in Italia la media degli ultimi dodici anni è di 77 cicche ogni 100 metri di sabbia.
Le dimensioni ridotte possono farli apparire come rifiuti poco rilevanti, tuttavia, i filtri tradizionali contengono acetato di cellulosa, un materiale plastico semisintetico ricco di microplastiche altamente inquinanti, inoltre durante il consumo le sigarette rilasciano sostanze chimiche ad elevata tossicità sia per le persone che per l’ambiente.
La soluzione più logica parte da un comportamento semplice rispettoso e civile: non abbandonare i mozziconi nell’ambiente e utilizzare gli appositi contenitori per il loro smaltimento, a questo si aggiunge anche il ruolo fondamentale delle amministrazioni comunali e regionali nella gestione dei rifiuti.
Proprio a Vasto, per contrastare questo fenomeno, il sindaco Francesco Menna ha emanato un’ordinanza, entrata in vigore il 5 agosto 2026, che vieta permanentemente il fumo sulle spiagge del territorio comunale e nelle acque entro 100 metri dalla costa, prevedendo alcune aree appositamente designate.
Emanuele Molino

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