Durante la giornata del 30 ottobre, le tre domande al centro della discussione hanno riguardato la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale: “L’IA migliorerà la società?”;”Se posso avere una risposta/informazione da un dispositivo elettronico, che competenze devo possedere per capire se quella risposta/informazione sono vere o affidabili?; “L tecnologia ci rende più liberi?”
Dal confronto è emerso che la maggior parte del gruppo ha una visione prevalentemente positiva dell’Intelligenza Artificiale, pur nella piena consapevolezza dei potenziali rischi. Demonizzare o rifiutare del tutto questa tecnologia sarebbe vano, soprattutto considerando il suo certo contributo in ambito scientifico. Tuttavia, trattandosi di uno strumento, proprio come un coltello che può servire per cucinare o per ferire, il suo impatto finale dipende esclusivamente dall’uso che ne viene fatto.
Delegare all’IA troppi compiti, specialmente quelli complessi, rischia infatti di impoverire le nostre abilità e le conoscenze autonome che restano fondamentali. Pertanto una regolamentazione efficace sarebbe più che necessaria, anche se complessa da realizzare: le regole dovranno adattarsi alle leggi di ogni Paese, senza diventare per i governi una scusa per evitare le proprie responsabilità. In sintesi, l’IA potrà rappresentare un vero progresso solo se affidata a mani esperte e usata in modo conscio e responsabile.

Sulla seconda riflessione, “Se posso avere una risposta/informazione da un dispositivo elettronico, che competenze devo avere per capire se quelle risposte/informazioni sono vere o affidabili?”, il gruppo si è largamente interrogato sul tema delle fonti e della loro incerta affidabilità.
La nostra conclusione, pressoché unanime, è che sia impossibile fidarsi ciecamente delle informazioni trovate sul web o generate dall’IA senza avere una conoscenza di base sull’argomento. Senza queste basi, infatti, non potremmo distinguere una risposta errata da una corretta. La competenza fondamentale diventa quindi la capacità di verificare le informazioni, confrontandole con fonti certe e attendibili.
Di fronte al terzo quesito (“La tecnologia ci rende più liberi?”), la riflessione si è mossa tra due poli opposti. Da un lato, la tecnologia può rivelarsi un valido supporto, alleggerendoci dai compiti più complessi e faticosi; dall’altro, un uso smisurato e incontrollato rischia di compromettere il nostro pensiero critico, condizionando opinioni e comportamenti tramite i social media e i contenuti online.
La vera libertà non consiste nel rifiutare il progresso, ma nell’utilizzare la rete e l’intelligenza artificiale conservando la propria autonomia di giudizio.
Matteo Abbondanza

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