L’11 dicembre 2025 si è svolto presso la palestra del Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto l’evento intitolato “Insieme si vince”, che ha visto la presenza di Franco Bertoli, ex capitano della Nazionale Italiana di Volley. Oltre 300 studenti hanno partecipato a questo incontro, dedicato a temi fondamentali quali lo sport, i valori e l’inclusione.
Durante l’evento, Bertoli ha condiviso riflessioni sul lavoro di squadra, il coraggio e l’autostima. Ha sottolineato come la forza di una squadra risieda nel fatto che ogni membro trovi il suo ruolo e riconosca il valore degli altri, evitando di cercare di emergere da solo. “La squadra è forte quando ognuno si sente parte di qualcosa, contribuendo con i propri talenti”, ha affermato. Inoltre, ha evidenziato che anche nella vita e nella società, un mondo migliore si costruisce quando nessuno viene lasciato indietro e ogni individuo può crescere e sentirsi parte di un gruppo.
Bertoli, oltre ad essere una figura molto nota nel mondo della pallavolo italiana, lo è oggi anche nel campo del mental coaching e della crescita personale. Nato il 29 aprile 1959 a Udine, ha segnato un’epoca come schiacciatore, da qui il suo soprannome “mano di pietra” per l’incredibile potenza in attacco. Ha partecipato alle Olimpiadi del 1980 a Mosca e del 1984 a Los Angeles, conquistando, proprio con l’Italia la medaglia di bronzo.
Dopo l’incontro di carattere orientativo, svoltosi nella palestra del Mattioli, è stato possibile rivolgere a Bertoli alcune domande.
- Qual è l’elemento più importante per trasformare l’ansia in prestazione utile durante le partite?
Beh, è una domanda molto vasta. Innanzitutto bisogna capire cos’è la performance, che non corrisponde al risultato. Già questo aiuta a ridurre l’ansia, perché la performance rappresenta il percorso, il processo. Le due ore di partita sono la performance, in questo caso. Mentre ciò che ci provoca ansia è pensare al futuro, che è un mistero: non conosciamo l’esito finale della partita. La conclusione della partita, invece, è il risultato, l’obiettivo: se si concentra tutta l’attenzione – come dico nel mio libro “L’energia che sei” – sul risultato, l’ansia aumenta perché è incerto.
- Qual è il ricordo più intenso dei suoi anni da capitano della Nazionale e perché lo considera così importante?
Credo che sia stata la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles. È stato un risultato incredibile. Avevo già partecipato a un’altra Olimpiade che non era andata molto bene. Perciò, sono tornato ad allenarmi e a prepararmi – considera che le Olimpiadi si tengono ogni quattro anni e si tratta di un percorso molto lungo. Quando, alla fine, sono salito sul podio, è stato il momento più alto della mia carriera come giocatore azzurro della Nazionale.
- Quali ritiene che siano le qualità indispensabili per guidare una squadra di alto livello dentro, ma anche fuori dal campo?
Sicuramente la qualità essenziale è la leadership. E’ la leadership che guida, motiva, coinvolge, che riconosce tutti gli individui e per ognuno di loro trova il giusto metodo. Mi hanno fatto capitano a 23 anni ,ero giovanissimo e mi dicevano che avevo una leadership naturale; poi ci ho lavorato tanto – e lo faccio ancora oggi, attraverso i miei libri e con il lavoro da mental coach – per arrivare ad essere team. In fondo leader e team sono la stessa energia.
- Come gestiva i momenti di maggiore pressione o difficoltà all’interno del gruppo e individualmente?
Per rispondere, torno nuovamente sul tema della leadership: non tutti gli individui affrontano la pressione nello stesso modo, quindi è importante dedicare la giusta attenzione a ogni persona, dalla più colpita dalla pressione a quella meno coinvolta. Esistono ovviamente delle metodiche, come le tecniche di respirazione e la mindfulness. Parlo dell’ “energia che sei” perché, in fondo, l’energia la crei tu: dove rivolgi la tua attenzione, lì va la tua energia. Bisogna diventare padroni dei propri pensieri. Ciò che causa pressione sono proprio i pensieri, la mente che mente. Bisogna imparare a gestire meglio i pensieri, che sono parte di noi. Noi siamo body, mind and spirit, corpo, mente e spirito.
- Lo sport, si sa, richiede moltissimi sacrifici. Come è riuscito a conciliare vita sportiva e vita privata?
Innanzitutto credo di essere stato privilegiato: fare sport ad altissimo livello, partecipare alle olimpiadi è una soddisfazione enorme. Mia moglie e miei due figli erano contenti e capivano il tipo di percorso che stavo facendo. Chiaramente d’inverno è più semplice, sto a casa e vado in palestra per allenarmi. D’estate invece ci sono i vari tornei in giro per il mondo, dunque soffrivo di più la mancanza della mia famiglia. Io sono stato in nazionale 10 anni, quindi è come se avessi sacrificato “10 estati”, ma le ho riguadagnate ampiamente.
- Qual è l’insegnamento più grande che la pallavolo le ha lasciato e che porta con se ancora oggi?
Innanzitutto di prendersi la responsabilità come individui: tu sei la persona più importante della tua vita e questa è una grandissima verità. Questo non vuol dire essere presuntuosi o arroganti. L’altra cosa che ritengo determinante riguarda l’individuo ma anche le relazioni all’interno del team, ovvero focalizzarsi molto di più sulle qualità. In un team sono molto più importanti le virtù e i talenti di quanto non lo siano i difetti. Non bisogna dare troppa importanza a questi ultimi, altrimenti perdo autostima. E’ nelle qualità che c’è il valore e la fiducia.
Aaron Monteferrante
Alessandra Masciantonio


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