Il 15 marzo è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, ovvero la Giornata contro i Disturbi Alimentari. Questa giornata è stata istituita nel 2012 da Stefano Tavilla, attraverso l’associazione “Mi Nutro di Vita”, in seguito alla morte della figlia Giulia, avvenuta il 15 marzo 2011 a causa della bulimia. Si tratta di un evento promosso con l’obiettivo di diffondere informazioni sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la prevenzione di tali disturbi, al fine di ridurne la diffusione.
I disturbi del comportamento alimentare sono malattie psichiatriche complesse e multifattoriali che interessano un numero sempre crescente di persone in tutto il mondo. Sono caratterizzati da comportamenti alimentari anomali, sostenuti dall’eccessiva importanza attribuita al cibo, all’aspetto fisico, al peso e al loro controllo, con conseguenze significative sia dal punto di vista della salute mentale che fisica, oltre a compromettere la qualità della vita.
Innanzitutto, è opportuno sottolineare che la causa dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) non è mai unica, ma si tratta di una combinazione di vari fattori psicologici, sociali e biologici.
I principali fattori psicologici sono depressione e ansia, bassa autostima, perfezionismo e stress. Anche traumi infantili, come abusi fisici o mentali, possono contribuire a un rapporto problematico con il cibo.
Tra i fattori sociali più incisivi si annoverano dinamiche familiari particolari, come crescere in un ambiente estremamente controllato, o pressioni mediatiche, come l’influenza dei social media, che aumentano il confronto con gli altri e la promozione di standard di bellezza irraggiungibili.
Per quanto riguarda i fattori biologici, essi sono anch’essi di grande importanza. Ansia e perfezionismo possono essere ereditati; inoltre, studi sui gemelli hanno dimostrato che il rischio di sviluppare un DCA aumenta del 40-60% se altri membri della famiglia ne sono affetti.
Ovviamente, non si tratta solo di questi aspetti, poiché le cause sono molteplici; tuttavia, tendenzialmente, questi sono i fattori principali.
Secondo un’indagine del Ministero della Salute del 2025, in Italia si stima che circa 3 milioni di persone (ossia il 5% della popolazione della penisola) siano affette da disturbi alimentari, con un abbassamento dell’età di insorgenza. Solitamente, i disturbi si manifestano tra i 13 e i 25 anni, ma recentemente si è osservato un aumento dei casi sotto i 12 anni, con alcuni sintomi che si evidenziano già a partire dai 9-10 anni. Inoltre, in Italia, il 95,9% dei casi di disturbi del comportamento alimentare (DCA) riguarda il sesso femminile, mentre solo il 4,1% riguarda quello maschile. Tuttavia, a livello globale si è registrato un aumento dei casi tra gli uomini. Gli uomini, tuttavia, presentano un rischio maggiore di mortalità, poiché la diagnosi viene spesso effettuata molto più tardi rispetto alle donne. Questo fenomeno potrebbe essere in parte attribuibile all’idea sbagliata secondo cui gli uomini non sarebbero soggetti a disturbi alimentari.
Tra i principali disturbi alimentari vi sono:
Anoressia nervosa: spesso dovuta ad ansia e perfezionismo, è caratterizzata da un’ossessiva ricerca della magrezza, una forte paura dell’obesità e una distorsione dell’immagine corporea. Questo porta a una restrizione alimentare e alla conseguente perdita di peso.
Bulimia nervosa: caratterizzata da frequenti abbuffate seguite da comportamenti compensatori (come vomito autoindotto, assunzione di lassativi, digiuno o attività fisica). Anche nella bulimia vi è una costante preoccupazione per il peso e la forma corporea.
Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder): caratterizzato da episodi di abbuffate a cui non seguono comportamenti compensatori, come avviene nella bulimia.
Ortorexia: ossessione per i cibi salutari, che interferisce significativamente con la qualità della vita.
Vigoressia o bigoressia: eccessiva preoccupazione per l’aumento della massa muscolare.
Oltre a questi, esistono molti altri disturbi; tuttavia, tutti richiedono un approccio medico e terapeutico professionale.
Annalisa Lucarelli

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