Ci sono oggetti che “abitano” con noi fin dalla nostra nascita, che sono sotto i nostri occhi ma che in fondo non vediamo veramente.
A dirla tutta, forse è il nostro modo di vedere che cambia col tempo. Un bambino non fa caso a quell’oggetto strano in cui ci sono dei fiori; nemmeno pensa che possa essere un vaso, perché non sa cos’è un vaso. È piuttosto attratto dal suo colore, dal luogo in cui si trova o dalla sua accessibilità, più o meno facile.
Col tempo si sviluppano spirito di osservazione e curiosità e, quello strano oggetto, a casa di mia nonna, attira la mia attenzione.
Chiedo e scopro che appartiene a lei da molto tempo, non ricorda nemmeno più come sia arrivato a casa sua, probabilmente era appartenuto a suo padre, ma di certo sa cos’è: un proiettile. Così lei lo chiama, ma le caratteristiche di questo “proiettile” sono molto insolite; è di forma cilindrica con la parte superiore aperta, oltre a essere molto alto, circa 80 cm., e anche di un colore dorato brillante (forse per questo si camuffa molto bene). Riguardo al suo colore il mistero è presto svelato: anni di lustratura con “olio di gomito” e prodotti lucidanti hanno reso l’ottone di cui è fatto così lucido.
Un po’ più complicato è stato capirne di più sulle sue caratteristiche intrinseche. Lo giro e osservo la base; rotonda, del diametro di 14 cm., presenta un nucleo più piccolo. Su corona e nucleo sono incisi numeri e codici. E’ con l’AI Mode che riesco a capirne di più; in buona sostanza si tratta del fuso di un proiettile d’artiglieria (Fuse) rastremato in sommità e di fabbricazione britannica (RLB Royal Laboratories Birtley) probabilmente utilizzato nella Seconda Guerra se diamo per buona la data di fabbricazione 10/42 (Ottobre 1942).

Più nel dettaglio. Il codice 37T GUN (spesso trovato in combinazione con i marchi RLB, 941 e CF) identifica un bossolo d’artiglieria britannico da 3,7 pollici (94 mm) utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale per il celebre cannone antiaereo QF 3.7-inch AA Gun.
Questo pezzo era il corrispondente britannico del famigerato “88” tedesco e le sue munizioni presentano marcature tecniche molto specifiche sul fondello (headstamp), inoltre, era l’arma principale della difesa antiaerea pesante del Regno Unito impiegato principalmente contro i bombardieri ad alta quota, ma utilizzato anche in ruolo anticarro e di supporto campale.

Sulla base della codifica standard dell’artiglieria britannica dell’epoca: 37T (o 3.7): iIndica il calibro del cannone, ovvero 3,7 pollici. La “T” può riferirsi a varianti specifiche del bossolo o a lotti di produzione per scopi di addestramento/test; GUN: conferma che il bossolo è destinato a un cannone (Gun) e non a un obice, che utilizzerebbe cariche diverse; 941 (o 94): molto probabilmente si riferisce all’anno di produzione, il 1941; CF: sta per Cordite Full, indicando che il bossolo era originariamente riempito con una carica completa di cordite (il propellente standard britannico); RLB: identifica il produttore, la Royal Ordnance Factory Birtley, situata vicino a Newcastle.
Soddisfatta la prima curiosità viene da chiedersi come mai le persone conservano in casa questo tipo di oggetti e scopro che, sono di fatto molto ricercati da collezionisti di “militaria” e che spesso venivano riutilizzati subito dopo i grandi conflitti come vasi, lampade o oggetti decorativi. Si tratta di un vero e proprio fenomeno storico e sociale che trasforma oggetti nati per la distruzione o la sopravvivenza estrema in strumenti per la vita civile o opere d’arte (Trench Art: Arte di Trincea).
Così elmetti forati e dotati di manico, diventavano colini, mestoli o persino vasi da notte, contenitori di maschere antigas trasformati in contenitori per il pranzo o porta-oggetti, il paracadute, grazie al pregiato tessuto in seta o nylon veniva scucito per confezionare abiti da sposa o biancheria, le taniche (Jerrycans) utilizzate per decenni come riserve d’acqua o carburante per uso agricolo. E ancora, bossoli di cannone, schegge e proiettili diventano portacenere, tagliacarte accendini o ciondoli.
Dagli anni ’60 in poi, il riutilizzo è diventato una scelta stilistica e funzionale: anfibi e giacconi come il M-65 o il Parka sono passati dalle trincee alle sottoculture urbane (Mod, Hippie, Punk) mentre le sacche tattiche sono state adottate da studenti e viaggiatori per la loro estrema resistenza. Oggi, artisti e designer utilizzano vecchie casse di munizioni per creare mobili industriali (tavolini, librerie) o trasformano mine disinnescate in sculture moderne, ribaltando il significato originale dell’oggetto da “morte” a “arredo”.
Scoprire di avere in casa quella che è stata a tutti gli effetti un’arma da guerra, porta a far riflettere su quello che sta succedendo oggi nel mondo non troppo lontano da noi i cui sviluppi, affidati unicamente alle decisioni di pochi, rischiano di degenerare da un momento all’altro facendoci vivere un senso di precarietà che la mia generazione, almeno con questa accezione, non conosce.
Organismi come l’UE o la NATO sembravano scudi solidi a protezione di quella pace così faticosamente conquistata e di cui quell’oggetto lucido è testimone. Purtroppo con la vicenda Ucraina, prima, e quella del Medio Oriente poi, tutti ci stiamo rendendo conto che quello che fino a ieri era impensabile e appartenente ai libri di storia, oggi è una triste realtà; qualcun altro continua ad utilizzare armi per affermare il suo potere provocando altissimi costi in termini di vite umane.
Certo, “il proiettile” di cui parliamo sembra un’arma rudimentale rispetto a quelle utilizzate oggi, forse addirittura innocua, stando alle immagini degli effetti prodotti e mostrate dai telegiornali: armi ad alta precisione, ipersoniche, droni autonomi, robot spia, armi chimiche e di distruzione di massa.
Non possiamo non confrontare oggetti come questo, esibiti in un salotto, con “baldanzosi” cortei dove sfilano in bella mostra soldati armati fino ai denti in impeccabili uniformi, colonne di carri armati guidati finanche da una tredicenne “erede al trono” del totalitarismo dinastico, missili su rampe che sembrano pronti al lancio.
Lo spirito che ha animato i nostri predecessori nel conservare oggetti come questo non è di natura economica, ma piuttosto affettivo e storico. La trasformazione di oggetti in cimeli memoriali, raccolti in musei e collezioni per onorare la memoria di persone, eventi storici o periodi significativi—spesso legati a contesti militari o personali—, differisce dalle semplici antichità, poiché il loro valore principale risiede nel fungere da “ponte” diretto con il passato.
Irene Muratore






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