Animazione e potere: i cartoon nella propaganda della Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il conflitto si combatté anche attraverso un’arma sottile e potente: i cartoni animati.

Negli anni Dieci, quando Winsor McCay presentò al pubblico statunitense “Gertie the Dinosaur”, i teatri e le sale si riempivano di spettatori che reagivano con urla e schiamazzi, come scimmie in estasi di fronte alla rivoluzionaria animazione. Contemporaneamente, Quirino Cristiani, regista italo-argentino e pioniere del cinema d’animazione, utilizzava i suoi cartoni per veicolare satira, prima che il suo studio scomparisse in circostanze misteriose, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema.

L’esplosione delle mascotte durante la “Golden Age” dell’animazione americana alla fine degli anni ’20 segnò un punto di svolta nel rapporto tra personaggi e pubblico globale. Felix, Bosco, Betty Boop, Farmer Al Falfa, i protagonisti delle Merrie Melodies, Superman e Topolino divennero vere e proprie icone, simboli potenti dell’American Dream e ambasciatori della cultura statunitense nel mondo. Sul grande schermo e non solo, il pubblico si scatenava: si commuoveva, si indignava, si lanciava tra gli scaffali dei negozi alla ricerca di gadget, vivendo un entusiasmo mai visto prima. Questi personaggi trascinarono milioni di spettatori in un vortice di emozioni, consacrando l’animazione come fenomeno di massa e veicolo di potenza culturale e commerciale.

I cartoni animati sono sempre stati considerati un autentico miracolo da amare e preservare, capaci di catturare e mobilitare le masse. Non a caso, nel corso della storia sono stati utilizzati dai governi di tutto il mondo come potenti strumenti di propaganda politica nei momenti più critici.

Ecco una selezione dei cartoni propagandistici più significativi della Seconda Guerra Mondiale, esempi della loro influenza, positiva e negativa, nel plasmare l’opinione pubblica.

Restiamo in America. Dagli anni ’40 in poi, Walt Disney, Warner Bros, Fleischer Studios, MGM vennero avvicinati dal governo o influenzati così tanto dalla guerra da creare cartoni propagandistici in grado di toccare tutte le corde possibili. Questo succedeva perché in tempo di guerra la gente aveva sempre meno soldi per l’arte, compreso il cinema. In più il blocco europeo che impediva ai cartoni animati americani di uscire dalla madrepatria non faceva guadagnare i grandi studi all’estero.

“The Vanishing Private”

Partiamo dalle produzioni più leggere, create ad doc per intrattenere i soldati al fronte. Famosissimi corti con protagonista Paperino che fa impazzire un Gamba di legno sergente. Abbiamo “The Vanishing Private” (il soldato invisibile) del ’42, di Jack King, dove Paperino, dotato di una vernice invisibile, dovrebbe nascondere un carro armato, ma invece la usa per creare innumerevoli gag. Sempre di King e sempre nel ’42 c’è “Sky Trooper” (Paperino paracadutista), più grottesco rispetto al precedente. La scena finale, in cui si scambiano una bomba, ci fa comprendere quanto la guerra fosse diventata così presente nella vita degli americani da generare gag che ruotavano attorno a armi destinate a distruggere intere città. Sono numerosi i cortometraggi degni di nota che narrano gli scontri tra Paperino e il sergente Gamba di legno, con alcune scene inquietanti che ci fanno capire quanto la Disney sia cambiata nel corso del tempo.

Questi sketch pieni di tripudi, con tende da campo, cannoni, bombe e un Paperino finto mutilato di guerra, sono stati realizzati con una qualità eccelsa e spesso avevano lo scopo di far immedesimare le truppe americane, così da alleggerire un po’ l’atmosfera.

“Private Pluto”

Oltre a provare simpatia per il pennuto, i soldati americani potevano andare fieri di essere rappresentati da un altro personaggio Disney d’eccezione, Pluto, il cane preferito dai mangia hamburger, che sfoggiava il suo patriottismo in due corti di Clyde Geronimi, altro grande nome dell’animazione USA “The army mascotte” e “Private Pluto”. Nel primo vediamo Pluto che, in pieno stile americano, vuole diventare la mascotte dell’esercito a tutti i costi; nel secondo cerca di acchiappare due sabotatori d’eccezione, ovvero Cip e Ciop, durante il dislocamento della difesa sulle coste del Pacifico.

“Victory veicles”

Oltre a questi corti leggeri, c’erano poi dei cartoni che illustravano dei piccoli trucchetti per il buon vivere quotidiano delle famiglie americane in tempo di guerra. A quell’epoca i corti iniziavano, nel cinema, ad essere affiancati ai film e questo permetteva ai corti di dispensare consigli a tutti quelli che non sarebbero partiti per il fronte, ma che comunque dovevano contribuire alla causa.  Pippo, insieme alle sue folli idee, illustrava in “Victory veicles” come spostarsi per la città senza bisogno delle auto o dei materiali utili allo sforzo bellico. Uno su tutti, il metallo, che serviva all’esercito per costruire bombe e navi da guerra. Il buon Pippo, accompagnato da una canzone martellante, mostra decine di metodi alternativi all’automobile, tutti stupidi e inutilizzabili. Poi la soluzione finale di usare un pogo stick per andare in giro per la città è talmente bizzarra che non si capisce se il regista Jack Kinney abbia realizzato questa perla per mettere in ridicolo la discutibile politica statunitense in tempo di guerra con un po’ di satira o criticare i cortometraggi di propaganda sfruttando la demenza di Pippo.

“Out of the Frying Pan into the Firing Line”

E le donne? Beh, come da stereotipo, in cucina. Topolina si occupava di mostrare a tutte le casalinghe americane quanto fosse utile mettere da parte il grasso alimentare per la costruzione dei missili, come si vede in “Out of the Frying Pan into the Firing Line” (Dalla padella alla brace). Ancora oggi viene da sorridere nel vedere la pentola con il grasso che cola dietro ai cannoni intenti a sparare al nemico.

Alto corto interessante è stato commissionato a Walt Disney dall’allora Segretario del Tesoro Henry Morgenthau.  Morgenthau voleva convincere il popolo a pagare le tasse con gioia, perché così avrebbero contribuito in tutto e per tutto allo sforzo bellico. “The New Spirit” (Il Nuovo Spirito) del 1942 mostrava un Paperino inizialmente riluttante a pagare le sue tasse, ma poi, convinto da una gigantesca radio dalle fattezze umane, capiva che contribuire alle spese belliche era la scelta migliore per il suo paese. L’altra scena del corto era, invece, un susseguirsi di immagini suggestive e cariche, create appositamente per sottolineare la potenza dell’esercito statunitense e convincere la gente a pagare. Il rosso acceso, le luci naturali e un uso massiccio del nero rendono le fabbriche, gli aerei, i cannoni e tutte le altre armi degli americani qualcosa che oscilla tra il colossale e lo spaventoso.

“The New Spirit”

Durante la Seconda Guerra Mondiale, non furono solo gli Stati Uniti a commissionare cartoni animati a Disney, ma anche il Canada. La “National Film Board”, casa produttrice ufficiale del governo canadese, voleva convincere i cittadini ad acquistare titoli di guerra. I quattro cortometraggi che ne risultarono sono talmente propagandistici da rasentare il penoso. Sebbene quelli che abbiamo visto finora apparissero forzati a causa dello scopo per cui erano stati creati, erano comunque di qualità eccellente, e l’impronta stilistica dei vari studi si percepiva chiaramente nei disegni, nelle gag e nello stile narrativo. In questo caso, invece, si nota molto che Disney ha semplicemente riciclato animazioni di vecchi film e cortometraggi per creare qualcosa di apparentemente nuovo e sensato, ma il risultato fallì miseramente.

“The three little pigs” non è altro che la storia de “I tre porcellini”, tagliata e modificata con alcune aggiunte naziste qua e là. In particolare, il cappellone e la fascia del lupo sono marchiati con la svastica. Ridicolo il finale, con i porcellini che si rifugiano in una casa fatta di titoli di guerra, ovviamente inespugnabile. In “Seven Wise Dwarfs” si vede un riciclo di “Biancaneve e i sette nani”, che corrono a comprare i titoli grazie ai diamanti ricavati in miniera. “Donald’s Decision” è un mashup di vari cartoni con protagonista Paperino, con il solito finale all’ufficio postale, dove si abbuffano di titoli di guerra. Per concludere, il cortometraggio con meno vergogna della storia: “All Together”, una parata con i personaggi Disney più famosi, ritagliati da vecchie produzioni e incollati insieme in modo approssimativo. I momenti più comici sono la banda appiccicata su un carrozzone e i nani, presi dal loro film, che tengono un cartello in modo finto, tutto mentre cantano senza voce.

“Fuehrer’s face”

Siamo arrivati ora al piatto forte, le campagne propagandistiche che tutti, almeno una volta, avete sentito nominare: i corti che annientano la Germania nazista con contorno di prese in giro a tutti i personaggi e i popoli dell’asse, Roma, Berlino, Tokyo. Il più famoso in assoluto, ancora oggi è  “Fuehrer’s face” della Disney uscito nel ’43. La trama è semplice: vediamo Paperino vivere un incubo che lo porta tra le fila naziste per vivere la tipica routine di un soldato tedesco. Questo corto non è una demonizzazione pura e semplice; il regista, Jack Kenney, ridicolizza totalmente il sistema nazista. Partiamo dalle movenze accentuatissime dei soldati tedeschi, sproporzionati e infarciti degli stereotipi, sia nelle fattezze che nella lingua. Passiamo poi al campo tedesco, dove ogni cosa è a forma di svastica, e dove tutti fanno il saluto romano. Un ritratto satirico contro la cieca e ottusa obbedienza della Germania verso simboli arcaici. Finiamo con le scene più famose: le sequenze con Paperino. Colazione con pane di legno e un chicco di caffè tenuto in cassaforte, un po’ di “Mein Kampft” e poi si vola in fabbrica per sistemare i proiettili giganti, anche se la catena di montaggio è difficile da seguire per colpa dei ritratti di Hitler che obbligano il saluto al povero Paperino.

“Fuehrer’s face”

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il conflitto non si combatté solo con armi e battaglie sul campo, ma anche attraverso un’arma sottile e potente: i cartoni animati. Questi brevi film, nati come semplice intrattenimento, vennero trasformati in strumenti di propaganda capace di plasmare le menti e influenzare l’opinione pubblica di tutte le nazioni coinvolte. Ogni fronte si affidò a questa forma d’arte per spaventare gli avversari, rafforzare il senso di appartenenza tra i propri cittadini e diffondere messaggi di propaganda, spesso contaminando personaggi innocenti che ancora oggi sono amici di tutti. Non furono solo i dittatori a capire il potenziale dei cartoni: leader di superpotenze come Stati Uniti, Germania, Unione Sovietica e Giappone studiarono attentamente questa forma di comunicazione, investendo risorse per sfruttarne al massimo il potere persuasivo. Persone convinte dalla forza dei cartoni si sentirono più orgogliose della propria identità nazionale, che fosse americana, tedesca, sovietica o giapponese.

Irene Muratore