«Tutto ciò che ci circonda è un nostro compagno di viaggio.»
Questa è la frase con cui la Dirigente scolastica, Prof.ssa Maria Grazia Angelini, ha voluto aprire la giornata del 14 settembre, scegliendo le parole adatte per riassumere il messaggio su cui si invita a riflettere: l’uomo non è privilegiato rispetto alle altre specie animali. Infatti, anche quest’anno, il Polo Liceale Mattioli ha avuto l’opportunità di ospitare una tappa del Festival I Sette Capodogli, ormai alla sua quarta edizione, durante una conferenza a cui hanno partecipato tutte le classi quarte e le classi del Liceo musicale.
L’iniziativa del progetto nasce da un episodio che ha toccato da vicino la comunità vastese: il 12 settembre 2014, sette capodogli si sono spiaggiati sulla battigia della Riserva Naturale di Punta Aderci. L’accaduto è stato di una tale portata da richiamare l’attenzione di molte persone volenterose che, unendo le forze, sono riuscite a riportare a largo e a salvare quattro dei sette animali sfortunati.
Il problema degli spiaggiamenti è purtroppo un fenomeno comune a tutti i litorali del Mediterraneo, in particolare nell’Adriatico. Per sensibilizzare su questa tematica è stato istituito il Festival “I Sette Capodogli”. In questo modo, quei sette cetacei sono diventati portavoce della lotta all’inquinamento ambientale e del rispetto del nostro pianeta, che è la nostra casa e quella di ogni specie animale e vegetale.
Il festival è strutturato in vari incontri: quello a cui abbiamo assistito nell’Auditorium del Mattioli: “I canti delle megattere” ha trattato, come tema principale la bioacustica, scienza che studia i suoni negli esseri viventi, illustrata dal biologo marino Vincenzo Ronzitti. Tuttavia, prima di arrivare all’acustica marina, l’attivista ambientale e promotore dell’iniziativa, Franco Sacchetti, ha voluto raccontare il legame che ha questo Festival non solo con la città di Vasto, ma anche con Rimini. Ciò che ci accomuna è la disgrazia dello spiaggiamento: nell’aprile del 1943, un capodoglio si arenò proprio sulla spiaggia della Barafonda, sul lungomare di Rimini. Da questa similitudine è nato un vero e proprio gemellaggio tra le due località, entrambe impegnate nel rispetto della vita naturale.
Lo studio del linguaggio dei cetacei conobbe la sua grande diffusione grazie a Roger Payne, un biologo particolarmente interessato al mondo dei delfini e delle balene, che fu il primo a pubblicare, nel 1970, le registrazioni dei canti delle balene. Queste registrazioni furono il catalizzatore che fece esplodere l’interesse verso questo nuovo e sorprendente sistema di comunicazione. Pertanto, una parte della conferenza è stata dedicata alla visione del documentario «Una vita con le balene», che racconta, in prima persona, l’esperienza di Roger Payne. Il suo obiettivo non era solo quello di comprendere meglio il modo in cui questi animali vivono, ma anche di contribuire alla loro tutela, opponendosi alla caccia alle balene, fenomeno purtroppo ancora diffuso e non del tutto scomparso.
Oggi la biologia ha compiuto passi da gigante nel comprendere il linguaggio dei cetacei: si possono classificare con precisione le specie in base al segnale trasmesso e si sta iniziando a sviscerare i significati delle varie sequenze di click, ovvero i potenti segnali acustici che gli animali marini usano per comunicare. È sorprendente pensare che uno di questi suoni possa viaggiare fino a migliaia di chilometri o che, addirittura, esistano delle variazioni dialettali tra i vari gruppi di cetacei che modificano le sequenze rendendole unicamente comprensibili ai membri stessi.
Lo scopo di questo progetto è quello che si ripete sin dall’inizio della storia umana: non possiamo continuare a perseguire la nostra tendenza a dominare la natura. Fin dall’inizio della caccia ai cetacei, alcune specie sono arrivate a rappresentare solo il tre percento della loro popolazione originaria e sono oggi in grave pericolo di estinzione. Purtroppo, questa situazione riguarda anche molte altre specie animali.
Dobbiamo trovare un modo per convivere in questa casa comune con gli altri abitanti, senza continuare a ignorare ciò che sta accadendo e chiudere gli occhi di fronte a certe violenze.
Gabriele Scarpone
Foto di Chiara Sassi


















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