Vincenzo Simeone, ingegnere civile e geologo, professore ordinario di Geologia Applicata presso il Politecnico di Bari, il 25 settembre ha parlato, in occasione del 70° anniversario della frana di Vasto, delle cause e degli effetti della frana di Petacciato.
La redazione di Mattioli’s Chronicles ha avuto l’opportunità di rivolgergli alcune domande.

Simeone racconta di essersi appassionato alla geologia già negli anni del liceo. In seguito, con l’inizio della sua carriera accademica, si è specializzato nel campo dell’idrogeologia, concentrando i suoi studi sulle acque sotterranee e sugli interventi ingegneristici finalizzati alla mitigazione degli effetti delle catastrofi naturali.
Insegnando presso la Facoltà di Ingegneria, Simeone osserva che gli studenti spesso non si rendono pienamente conto dell’importanza della geologia, soprattutto in un territorio caratterizzato da una significativa attività sismica. Negli ultimi anni, gli studenti interessati a questa disciplina sono diminuiti, non tanto per una minore attenzione verso la materia, quanto piuttosto per il generale calo delle iscrizioni al corso di laurea in Ingegneria Civile.
Parlando della frana di Petacciato, il professore sottolinea che i danni maggiori non hanno riguardato tanto il centro abitato, quanto le principali vie di comunicazione: l’autostrada, la ferrovia e la strada statale 16, il cui blocco è stato causato dal crollo del ponte sul fiume Trigno.
Di conseguenza, gli effetti della frana hanno coinvolto un’intera comunità, causando notevoli disagi alla popolazione abruzzese e molisana a seguito dell’interruzione della strada statale. Sebbene il livello di pericolosità della frana fosse relativamente basso, il problema principale ha avuto una forte rilevanza territoriale, proprio per le conseguenze che l’evento ha avuto sulle infrastrutture e sulla viabilità.

Il nostro incontro con il professore si è concluso con una riflessione sul suo percorso per diventare docente di Geologia:
«Anche se è stata una strada lunga, faticosa e complicata, se potessi tornare indietro, ripercorrerei senz’altro lo stesso percorso».
Con queste parole invita tutti a non arrendersi mai: anche quando la strada può sembrare lunga e faticosa, alla fine si viene ripagati da una certezza, quella soddisfazione profonda che nasce dall’aver raggiunto il proprio obiettivo e dall’avercela fatta.
Simone Marzella

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