L’importanza del lavoro sul campo: intervista al geologo Angelo Marzella

Conoscere i rischi aiuta a prevenirli e a tutelare la popolazione

Per celebrare i 70 anni dalla grande frana di Vasto, il 25 settembre, presso la Pinacoteca di Palazzo D’Avalos, si è tenuto il convegno “La città di Vasto: un esempio di resilienza ai rischi geo-idreologici”, al quale hanno partecipato esperti e studiosi del settore. L’evento, organizzato anche con il contributo di Angelo Marzella, geologo e ingegnere iscritto all’albo professionale dell’Abruzzo, ha fatto il punto sugli effetti e le conseguenze di quell’evento che segnò profondamente la regione.

Abbiamo intervistato Marzella per approfondire il suo lavoro e la sua passione per la geologia.

Come è nata la sua passione per la geologia? 

Già da giovane mi dedicavo a attività legate all’ambiente: scalate, escursioni in montagna. Questa passione è cresciuta nel tempo, anche grazie agli insegnamenti del liceo, in particolare nella materia delle Scienze della Terra.

In cosa consiste lo studio della geologia? 

La geologia comprende molteplici aspetti, tra cui quelli su cui ci concentriamo oggi, cioè la geologia applicata al territorio, alle costruzioni e alla tutela della popolazione. È un campo che ci permette di capire e gestire il nostro ambiente naturale.

Quali strumenti utilizza durante il lavoro sul campo? 

Gli strumenti sono moltissimi: ci sono quelli di uso quotidiano, come piccole attrezzature, e quelli più grandi, come trivelle per i sondaggi. Oggi, grazie alla tecnologia, possiamo avvalerci di strumenti avanzati come la geoelettrica e la sismica, che ci consentono di monitorare e analizzare il sottosuolo a distanza.

Quanto è importante il lavoro sul campo rispetto allo studio teorico?

Il lavoro sul campo è imprescindibile perché permette di entrare in contatto diretto con la realtà. Leggere dati su carta o immagini aeree è fondamentale, ma solo osservando direttamente il territorio si può davvero comprendere il fenomeno. Alla fine, l’interazione con il territorio è essenziale: uscire in campagna per indagare sul campo ci dà una percezione concreta e immediata di ciò che accade.

Può condividere un’esperienza personale significativa? 

Certamente. Ricordo il terremoto dell’Aquila del 2009, un evento drammatico per la nostra regione. Sono stato sul posto fin dal 6 aprile, immediatamente dopo il sisma, e vi sono rimasto per circa un anno. La città, profondamente ferita, ha subito più di 300 vittime e il centro storico è stato colpito nel cuore. Oggi, a distanza di 15 anni, l’Aquila sta lentamente ritrovando il suo splendore.

Perché lo studio della geologia è così importante? 

Perché ci permette di agire preventivamente. Tutto ciò che facciamo, anche le attività più semplici sul territorio, dipende dalla conoscenza del suolo e delle sue caratteristiche. Ad esempio, il Palazzo d’Avalos stesso si trova sull’area di frana. Conoscere i rischi ci aiuta a prevenirli e a tutelare la popolazione.

Come è nata l’idea di questo convegno?

L’evento di oggi nasce dall’intenzione dell’Associazione di Geologia Applicata (AIDA) di promuovere un confronto sulle frane costiere, in occasione del settantesimo anniversario della grande frana di Vasto. Come Comune e come Ordine dei Geologi dell’Abruzzo, abbiamo sostenuto e organizzato questa iniziativa, con l’obiettivo di portare a Vasto un parterre di esperti e professori di livello nazionale.

Il convegno rappresenta un momento di approfondimento e memoria, volto a sensibilizzare sulla prevenzione e sulla tutela del territorio, in un’ottica di tutela della comunità.

Isabella Sputore