Negli ultimi anni, il numero di motociclisti ha registrato una crescita esponenziale, coinvolgendo sia giovani che adulti di tutte le età. Un ruolo chiave in questo fenomeno è giocato dalla normativa, entrata in vigore il 19 gennaio 2013, che consente ai giovani di ottenere la patente di categoria A1 già al compimento dei 16 anni, abilitandoli alla guida di moto di massimo 125cc. A ciò si affianca il grande impatto dei Content Creator sui social media, capaci di diffondere l’immagine del classico “Biker” che i ragazzi aspirano a imitare. Inoltre, le moto di piccola cilindrata sono più compatte, maneggevoli e divertenti, attirando un pubblico sempre più vasto. Non si può inoltre ignorare il forte impatto visivo del mondo motociclistico, con tute in pelle, guanti e stivali, che contribuisce a creare un’immagine forte e riconoscibile. Ma il mondo motociclistico è solo apparenza? No, è molto altro.
L’appartenenza a una comunità
Guidare una moto non significa solo acquistare un veicolo a due ruote, indossare un casco e correre come pazzi. Essere motociclista è prima di tutto una passione, che difficilmente si può interrompere e che allo stesso tempo accomuna persone sconosciute tra loro. Basti pensare che oggi esistono varie organizzazioni come la Federazione Motociclistica Italiana e l’Albo dei Motociclisti che hanno come prima finalità proprio quella di unire tutti gli appassionati in un’unica grande comunità. Il motociclismo è caratterizzato da un forte senso di appartenenza, dalla condivisione di valori e interessi che vanno oltre la semplice guida, da legami che spesso si rivelano unici e perpetui, e dal sostegno reciproco tra bikers. Eventi come raduni motociclistici, gare e giri di gruppo rappresentano occasioni d’oro per conoscere e superare barriere sociali e culturali. Anche solo una sosta in una stazione di servizio può dare origine ad una conversazione, apprezzamenti sulle moto, scambi di opinioni e raccomandazioni per una guida sicura.
Una cosa che probabilmente molti non sanno è che esiste un vero e proprio “linguaggio” che viene usato per comunicare velocemente alla guida. Vi è mai capitato di osservare due motociclisti che allungano il braccio formando una “V” con l’indice ed il medio quando si incrociano per strada? Se si, sappiate che quel gesto non è stretching per il braccio ma un saluto, un segno di rispetto ed un augurio per un buon viaggio. Ve ne sono anche altri come l’agitare la gamba per segnalare un ostacolo sulla strada o il classico tocco al casco che avvisa gli altri motociclisti della presenza di polizia più avanti. Importante è il casco poggiato a terra accanto alla moto che invita gli altri a fermarsi poiché il motociclista è in difficoltà e probabilmente necessita di aiuto. Questa forma di reciproco sostegno è forse il valore più grande ed autentico del motociclismo.
Sviluppo personale e sfida ai propri limiti
Chi guida una moto per passione si spinge oltre le mura della propria città: c’è chi la usa per esplorare, chi si unisce a gruppi per affrontare passi di montagna pieni di curve ed insidie e chi si trasferisce direttamente in pista. A prescindere da quale di queste modalità viene adottata, ognuna porta il motociclista ad esplorare il proprio “Io”. La guida su due ruote è di base molto rischiosa e spesso imprevedibile, pertanto è necessario avere coraggio, determinazione ed essere pronti ad uscire dalla propria Comfort Zone. L’unico modo per avere successo in questo senso è fare affidamento sull’esperienza e sulle abilità del singolo, scoprendo nuove potenzialità, spingendosi oltre i propri limiti e rafforzando la percezione di sé.
In altre parole, significa accettare il rischio e tenersi pronti davanti all’ignoto, poiché una volta usciti dal garage non si ha mai la certezza di tornare; significa essere disposti a spingersi oltre il limite per migliorare abilità, tecnica e sicurezza; ed infine, significa crescere ed aumentare la propria autostima.
Cosa dice la scienza?
Nell’atto pratico, cosa succede al nostro cervello mentre siamo in moto? Seppure sarebbe curioso ascoltare le varie ed innumerevoli risposte di ogni motociclista, noi ci concentreremo più sul punto di vista scientifico. Secondo uno studio dell’UCLA (University of California, Los Angeles) quando siamo in sella all’aria aperta, il cervello attiva un filtro per gli stimoli esterni ed aumenta gli indici di concentrazione allenando un’attenzione costante che rimane attiva perfino dopo la guida. Un altro effetto sicuramente positivo è la diminuzione del livello di stress psicologico. I risultati dello studio universitario dimostrano che, mentre si guida una moto, si è soggetti ad un abbassamento del cortisolo e ad una variazione di frequenza cardiaca riconducibile ad una leggera attività fisica. In più, questa attività stimola la produzione di serotonina, dopamina ed altri ormoni del piacere. Come conseguenza la mente smette di pensare ossessivamente, si scarica dai problemi, si rilassa e si rigenera attivamente, dando origine ad un benessere psicologico.
Anche l’adrenalina gioca un ruolo fondamentale in quanto stimola positivamente l’umore ed attiva un meccanismo di risposta fight-or-flight, ovvero un istinto volto a preparare il corpo a superare situazioni di sfida. In aggiunta vi è un profondo contatto con la natura e l’ambiente circostante che viene tradotto nella più pura sensazione di libertà ed indipendenza. Questo è il motivo per cui molti definiscono il motociclismo una vera e propria terapia.
Chi guida una moto ha una marcia in più?
Una ricerca neuropsicologica della compagnia AMV in collaborazione con il Servizio di Psicologia Applicata dell’Università di Murcia indica che i motociclisti sviluppano una fluidità mentale superiore. Rispetto agli altri utenti, hanno un indice di velocità di elaborazione delle informazioni più alto del 12,6%, una capacità di problem-solving maggiore del 12% ed una probabilità di commettere errori del 36,5% in meno. In più, sembra che abbiano un aumento del 48,3% dell’indice di creatività inteso come abilità nel trovare strade alternative per risolvere un problema.
Spesso, a causa di sorpassi un po’ azzardati o dell’alta velocità, nel corso degli anni si è diffusa la convinzione che le moto siano pericolose e rappresentino un rischio inutile. È vero che chi guida una moto ha una probabilità maggiore di farsi male rispetto a chi guida un’auto; tuttavia, con le adeguate protezioni e una guida responsabile, è possibile coltivare questa passione in sicurezza, ottenendo comunque un significativo piacere.
Matteo Funicello

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