Cosa significa essere una donna sul grande schermo? Per decenni Hollywood ha provato a dare una risposta, spesso rinchiudendo le donne in ruoli ben definiti: la moglie, la madre, la fidanzata, la ragazzina da salvare.
Susan Sarandon, nel corso di una carriera lunga più di cinquant’anni, ha fatto esattamente il contrario: ha interpretato donne che non avevano alcuna intenzione di chiedere il permesso per essere se stesse o prendersi il posto che le spetta.
Susan Sarandon, pseudonimo di Susan Abigail Tomalin, è un attrice newyorkese largamente acclamata dalla critica con candidature e premi Oscar e Golden Globe.
Questo 4 ottobre Susan compie 80 anni, 80 anni in cui ha sempre deciso consapevolmente di girare la testa dall’altra parte quando si chiedeva alle sue celebri protagoniste di occupare un posto standard assegnato.
La vita dell’attrice segue lo stesso principio. Susan infatti, nella vita di tutti i giorni, si batte per i diritti civili partecipando a manifestazioni di protesta in numerose piazze cittadine. Nelle produzioni cinematografiche in cui ha preso parte tutte le sue protagoniste hanno ereditato questo suo spirito anticonformista. In particolare, possiamo ricordare 5 dei suoi ruoli più celebri, che hanno contribuito a mettere in discussione il modo in cui Hollywood raccontava le donne:
- Annie Savoy, “Bull Durham” (1988): la donna che sceglie
Prima ancora di Thelma & Louise, Susan Sarandon aveva già interpretato una donna lontana dagli stereotipi femminili dell’epoca. Annie Savoy è un’insegnante di letteratura e una grande appassionata di baseball. Ogni anno sceglie un giocatore a cui dedicare e soprattutto concedere la propria attenzione, senza aspettare che sia un uomo a decidere per lei. Il punto non è semplicemente che Annie sia una donna sicura di sé: è il fatto che sia lei a scegliere. Non è un personaggio costruito per essere conquistato, salvato o definito dall’uomo accanto a lei. È intelligente, ironica e perfettamente consapevole di ciò che vuole.

All’epoca, Sarandon stessa sottolineò in molteplici interviste quanto fosse raro vedere sullo schermo donne che non fossero valorizzate soltanto per la loro capacità di soffrire, aspettare o generare compassione. Annie, invece, per lei era una vera e propria eroina che non aveva bisogno di ali o poteri magici. La sua voce parlava già per sé ed era impossibile ignorarla.
- Louise Sawyer, “Thelma & Louise” (1991): la donna che si ribella
Tre anni dopo arriva il ruolo più iconico e ricordato della sua carriera. Louise Sawyer è una cameriera che parte per un viaggio insieme alla sua migliore amica Thelma, nella speranza di fuggire solo per qualche ora dalle vite rigide e monotone che erano state imposte ad entrambe. Quello che avrebbe dovuto essere un semplice weekend lontano dalla quotidianità, però, si trasforma presto in una fuga attraverso gli Stati Uniti e, soprattutto, in un percorso di emancipazione.

Thelma & Louise infrangeva una tradizione cinematografica in cui le donne raramente potevano essere protagoniste di storie di avventura, ribellione e libertà senza essere ricondotte a un ruolo romantico e sdolcinato.
Susan ha raccontato che il film non era stato pensato come “un film femminista”, ma la storia di Louise e Thelma finì comunque per diventare uno dei simboli della rappresentazione dell’autonomia femminile a Hollywood.
- Michaela Odone, “Lorenzo’s Oil” (1992): la donna che agisce
Solo un anno dopo, Sarandon cambia completamente registro. In Lorenzo’s Oil interpreta Michaela Odone, una madre che scopre che il figlio è affetto da una rara malattia genetica: l’adrenoleucodistrofia. Tuttavia, Invece di limitarsi a disperarsi e versare lacrime di impotenza, assistendo al peggioramento delle sue condizioni, Michaela decide di cercare personalmente una cura che potesse riportare al suo bambino anche solo l’ombra di un sorriso.

Insieme al marito, si immerge nella ricerca e nella medicina, nonostante fosse a loro un mondo estraneo, arrivando a sviluppare un trattamento sperimentale che avrebbe potuto rallentare la progressione della malattia. Il personaggio rompe, così, un altro stereotipo: quello della madre emotiva e sofferente. Michaela soffre, naturalmente, ma la sua sofferenza non la rende passiva. Al contrario, diventa il motore della sua azione. Il film, ispirato a una storia vera, valse a Sarandon una candidatura all’Oscar.
- Lou, “The Fabulous Four” (2024): la donna che non scompare con l’età
Il salto temporale è enorme, ma il tema è sorprendentemente simile. In The Fabulous Four, Sarandon interpreta Lou, una delle quattro amiche protagoniste, insieme a Bette Midler, Megan Mullally e Sheryl Lee Ralph. Il film porta sotto i riflettori quattro donne mature, con le loro amicizie, i loro desideri, le loro ambizioni e la loro irrefrenabile voglia di rimettersi in gioco. Ed è proprio qui che il discorso sul femminismo assume una forma diversa: se negli anni ’80 e ’90 la battaglia era spesso mostrare donne autonome e protagoniste, oggi esiste anche un’altra questione… perché una donna dovrebbe smettere di essere protagonista quando invecchia?

La presenza di quattro attrici mature al centro di una commedia americana affronta proprio questa invisibilità. Il film è stato, infatti, descritto come rivolto a un pubblico femminile più anziano, in un’industria che per molto tempo ha ridotto lo spazio concesso alle attrici man mano che invecchiavano.
- Eleanor Roosevelt, “The Six Triple Eight” (2024): la donna che la storia non può più lasciare ai margini
L’ultimo ruolo ci porta ancora più lontano. Nel film The Six Triple Eight, Sarandon interpreta Eleanor Roosevelt, in una storia che segue il 6888th Central Postal Directory Battalion, l’unità dell’esercito statunitense composta da 855 donne afroamericane durante la Seconda guerra mondiale.

Il loro compito era affrontare un arretrato di circa 17 milioni di lettere rimaste senza essere consegnate ai soldati e alle loro famiglie in attesa. Fortunatamente, il battaglione riuscì a completare la missione in tempi molto più brevi del previsto. Qui il ruolo di Sarandon assume un significato diverso dal resto delle sue protagoniste: Eleanor Roosevelt rappresenta una figura storica che contribuì a dare visibilità e sostegno alle donne e alle minoranze, in un film che porta sullo schermo una storia di donne afroamericane che per decenni è rimasta ai margini della memoria popolare. È una forma diversa di rappresentazione: non più soltanto creare nuovi personaggi femminili, ma riportare alla luce donne reali che hanno già cambiato la storia.
Cinque donne, cinque modi di essere protagoniste
Annie sceglie. Louise si ribella. Michaela agisce. Lou dimostra che una donna non perde il diritto di essere protagonista con l’età. Eleanor Roosevelt, infine, ci ricorda quanto sia importante raccontare anche le donne che hanno contribuito a cambiare la storia.
Forse è proprio questa la parte più interessante della carriera di Susan Sarandon: non aver rappresentato un unico modello di “donna forte”, ma aver contribuito, ruolo dopo ruolo, ad allargare ciò che Hollywood considera degno di essere raccontato.
Paola Di Fazio

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