Il 5 ottobre questo mito compie 79 anni, anni degni di essere raccontati. Senza di lui, la colonna sonora delle nostre feste, delle palestre e di metà dei reel su Instagram semplicemente non esisterebbe.
Siamo nel 1980. Gli AC/DC sono una delle rock band più famose del pianeta, hanno appena sfondato nella scena, quando succede una tragedia: Bon Scott, lo storico e amatissimo cantante, muore all’improvviso a soli 33 anni per un’intossicazione da alcool. Per la band è un trauma enorme, non sapevano come avrebbero continuato la loro carriera insieme. Angus Young e i suoi erano pronti a sciogliersi davvero.
E invece entra in scena Brian. Un tipo di Newcastle che all’epoca faceva un lavoro umile, montava i parabrezza delle macchine e cantava nei pub nel tempo libero. Non era un tipo snob da copertina, ma quando ha aperto bocca ai provini, ha tirato fuori un’energia così pura, grezza e potente da lasciare tutti a bocca aperta.
Sostituire un’icona come Bon Scott sembrava una missione impossibile . La pressione era alle stelle: tutto il mondo della musica lo guardava pronto a giudicarlo perché non era concepibile l’idea di sostituire la leggenda che era Bon Scott. Ma poi Brian incise Back in Black.
Back in Black non è solo un album, è l’Album. È diventato il secondo disco più venduto della storia della musica mondiale subito dopo Thriller di Michael Jackson. Con la traccia titolo, con You Shook Me All Night Long, con quel riff iniziale di Hells Bells che ti fa venire i brividi anche se ascolti solo trap. Brian Johnson non ha solo rimpiazzato Bon Scott: ha preso gli AC/DC per i capelli, li ha tirati fuori dal baratro e li ha trasformati in una leggenda immortale.
La cosa più bella di Brian, però, è che non se l’è mai tirata. Non è mai diventato uno di quei VIP snob e insopportabili. È sempre rimasto il ragazzo semplice che ama le macchine da corsa e che sul palco dà il 100% ogni singola notte, come se fosse ancora nei pub della sua città. Persino qualche anno fa, quando ha rischiato di diventare completamente sordo e i medici gli avevano detto di smettere di cantare, non si è arreso: ha trovato delle tecnologie sperimentali per proteggere l’udito ed è tornato sul palco a fare quello che sa fare meglio.
Quindi auguri di cuore a Brian Johnson. A 79 anni ci insegna che il rock non è una questione d’età, ma di atteggiamento. E che se hai una passione vera, non c’è ostacolo che possa fermarti.
Livia Del Prete

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