Secondo i dati ONU, nel mondo sono presenti 1,1 miliardi di bambine. A loro è dedicata la “Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze”, che ricorre l’11 ottobre.
L’idea è nata nel 1995 in occasione della Quarta Conferenza mondiale sulle donne dell’ONU, tenutasi a Pechino. Venne istituita ufficialmente il 19 dicembre 2011 dalle Nazioni Unite tramite la Risoluzione 66/107 con l’obiettivo di focalizzarsi sui diritti e sulla necessità di emancipazione delle più piccole.
In questa giornata si organizzano eventi e campagne al fine di sensibilizzare e di denunciare le discriminazioni. Molte di queste manifestazioni vengono svolte negli istituti scolastici per educare i bambini e i ragazzi, in quanto proprio tra i banchi di scuola è possibile che nascano pregiudizi culturali o differenze ad esempio per quanto riguarda i colori (blu per i maschi e rosa per le femmine) o i giochi (sull’aspetto fisico o sulla cura per le femmine e sulla logica o sull’avventura per i maschi). Vengono trattati diversi temi; i più importanti sono l’istruzione e i matrimoni precoci.
Una delle figure simbolo più importanti che ricordiamo per quanto riguarda il diritto all’istruzione è Malala Yousafzai. Nacque il 12 luglio del 1997 a Mingora, in Pakistan. Nei luoghi in cui è cresciuta, tra il 2008 e il 2009, le bambine e le ragazze non avevano il diritto di frequentare la scuola poiché il regime talebano aveva emesso un editto a riguardo, quindi andare a scuola era diventato un reato punibile con la morte. Malala iniziò dunque a scrivere un diario anonimo per la BBC, nel quale si firmò come Gul Makai per evitare di essere riconosciuta. Il suo attivismo a favore dell’istruzione femminile continuò fino al 9 ottobre 2012 quando, mentre tornava a casa da scuola con il pulmino, subì un attentato. Riuscì a sopravvivere e continuò la sua lotta più forte di prima fondando un’organizzazione chiamata “Malala Fund”, con lo scopo di garantire ad ogni ragazza nel mondo il diritto a 12 anni di istruzione gratuita e nel 2014 ottenne il Premio Nobel per la Pace.
L’argomento di quest’anno, invece, riguarda la necessità di porre fine ai matrimoni forzati che avvengono ad un’età infantile. La maggior parte delle zone colpite da questo fenomeno si trova in Africa e sono la Repubblica Centrafricana, Ciad, Sud Sudan, Somalia ed Eritrea. Vengono classificati come Paesi “estremamente fragili” in quanto le bambine hanno il doppio delle probabilità di sposarsi sotto i 17 anni.
Nei Paesi estremamente fragili una ragazza su quattro partorisce prima dei 18 anni, spesso senza un’adeguata assistenza.
Questi matrimoni si svolgono per diverse cause: economiche, in quanto molte famiglie ottengono delle somme di denaro in cambio della sposa; culturali, poiché l’unione minorile è una consuetudine per preservare l’onore familiare; sociali e legate alla mancanza di istruzione, perché le bambine hanno un valore inferiore rispetto ai maschi, quindi la loro istruzione viene tralasciata e il matrimonio diventa l’unica alternativa per il futuro.
Una problematica importante è la violenza: la maggior parte delle spose bambine subisce atti di violenza domestica e abusi psicologici. La loro infanzia viene annullata a causa dell’allontanamento dalla famiglia d’origine e della richiesta di ricoprire prematuramente il ruolo di moglie e madre.
In Italia, sono diverse le iniziative in occasione di questa giornata; la principale in Italia è la Campagna #indifesa dell’organizzazione Terres des Hommes, nella quale viene presentato il dossier nazionale “Indifesa” sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo.
Inoltre, numerosi monumenti ed edifici pubblici si illuminano di arancione per l’occasione e nei vari centri culturali si organizzano letture tematiche, cineforum e riflessioni interattive.
“Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n’è un terzo più forte di entrambi, ed è quello delle donne”. (Malala Yousafzai)
Serena Giuliani

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