“Innovare oggi, nutrire domani”. 81 anni di lotta alla fame

Gli 81 anni della FAO ci ricordano che la lotta alla fame richiede investimenti, innovazione agricola e scelte politiche mirate.

Il 16 Ottobre 1945, a Québec City, in Canada, nasceva la Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), l’organizzazione delle Nazioni Unite dedicata all’alimentazione e all’agricoltura, il cui obiettivo principale rimane lo stesso fin dalla firma del suo atto costitutivo, quando l’organizzazione impresse a chiare lettere la sua missione principale:

“Elevare i livelli di nutrizione e gli standard di vita, e garantire miglioramenti nell’efficienza della produzione e della distribuzione di tutti i prodotti agricoli e alimentari.”

Dal 1951 la sua sede centrale si trova a Roma, dove l’organizzazione collabora con governi, istituzioni internazionali e altre agenzie interne delle Nazioni Unite.

Per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 2026, la FAO ha scelto lo slogan “Innovare Oggi, Nutrire Domani“, invitando le nazioni a trasformare radicalmente i propri modelli agricoli. L’innovazione richiesta non si limita soltanto all’impiego di nuove tecnologie nei campi, ma abbraccia la riscoperta dei saperi tradizionali e l’adozione di consumi più responsabili. Come ricordato dalla direzione generale dell’organizzazione, non è possibile costruire un futuro davvero sostenibile senza rendere i sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi e resilienti, garantendo che nessuno venga lasciato indietro.

Ma quali sono i dati ufficiali della fame nel 2026?

Secondo le stime indicate nel rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2026, nel 2025 circa 645 milioni di persone hanno sofferto gravi carenze di cibo, si tratta di circa 43 milioni di persone in meno rispetto al 2022, un segnale molto positivo che testimonia gli ottimi risultati ottenuti attraverso politiche mirate e cooperazione internazionale.

A gravare sulla sicurezza alimentare nel 2026 sono soprattutto tre grandi fattori interconnessi: le guerre, il cambiamento climatico e lo spreco di risorse, tra queste i conflitti armati rimangono la causa principale di carestia, distruggendo intere economie rurali e bloccando i canali di approvvigionamento civili.

Tra gli esempi odierni più significativi figura la guerra in Ucraina, dove il conflitto ha danneggiato infrastrutture agricole e logistiche, ostacolando le attività produttive e le esportazioni di cereali, importanti per diversi Paesi importatori.

Parallelamente, eventi climatici sempre più estremi come siccità prolungate e alluvioni devastano i raccolti degli agricoltori in tutto il pianeta; a questo quadro si aggiunge il paradosso dello spreco alimentare nei Paesi più sviluppati, dove circa un terzo della produzione domestica finisce regolarmente tra i rifiuti mentre milioni di persone non hanno cibo di cui nutrirsi.

Tra gli impegni intrapresi dall’agenzia, figura anche l’obiettivo 2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, conosciuto come Fame Zero, Il traguardo prevede di porre fine alla fame nel mondo, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.

A quattro anni dalla scadenza i dati dimostrano che la strada da fare è ancora molto lunga: la diminuzione della fame registrata negli ultimi anni rappresenta un segnale incoraggiante, ma il ritmo dei progressi non è ancora sufficiente a garantire il raggiungimento dell’obiettivo entro il 2030.

Gli 81 anni della FAO ci ricordano, quindi, che la lotta alla fame non può dipendere soltanto dagli interventi d’emergenza, ma richiede soprattutto investimenti, stabilità, innovazione agricola e scelte politiche mirate, oltre a una maggiore attenzione alla distribuzione delle risorse e all’accessibilità di un’alimentazione sana.

Emanuele Molino