Orwell è estremamente attuale nei temi trattati nei suoi libri. Infatti, nonostante sin da piccoli a scuola ci abbiano insegnato a sviluppare un pensiero critico, a comprendere se ciò che ci viene detto sia vero o meno e, soprattutto, a difendere i nostri ideali, spesso tendiamo a credere alla prima notizia che troviamo sul web, senza approfondire, come se tutto fosse scontato.
Oggi, molti italiani sembrano indignarsi più per le manifestazioni che per le cause profonde che le generano. Mentre nel Sud Italia si vive una drammatica carenza di carburante e cibo nei supermercati, le scuole versano in condizioni fatiscenti e sempre più famiglie faticano ad arrivare a fine mese a causa dell’aumento del costo della vita, il tema che preoccupa maggiormente sembra essere la “violenza” delle manifestazioni.
La violenza rappresenta davvero il fulcro di ogni manifestazione giovanile? O è piuttosto un mezzo per mascherare ciò che si preferirebbe non rivelare?
Oggi, 19 ottobre, gli studenti di tutte le scuole di Vasto sono scesi in piazza per far sentire la propria voce. Con inni e cori che invocano libertà e pace, hanno portato un messaggio di speranza per il futuro. La protesta di oggi mette in evidenza questioni fondamentali che riguardano ogni ragazzo: è inaccettabile dover spendere annualmente 600 euro per libri di testo, così come è intollerabile la continua mancanza di attenzione verso le scuole che frequentiamo.
La protesta non si limita esclusivamente alle condizioni degli studenti e degli spazi scolastici; abbraccia anche il tema del caro vita e dell’aumento dei prezzi del carburante, questioni che avranno un impatto significativo sul nostro futuro e sulle nostre condizioni di vita. Pertanto, chi meglio di noi può oggi esprimere il proprio dissenso con forza?
Come i ragazzi di Vasto, ci sono tanti altri giovani in giro per l’Italia che protestano vivacemente, ma rimangono inascoltati. Forse perché non ricorrono a comportamenti vandalici?
Di conseguenza, è davvero giusto condannare chi si sforza di far sentire la propria voce a ogni costo?
Suppongo che il torto non risieda solo da una parte: mentre è importante condannare chi danneggia i beni altrui, dovremmo anche ricordare, a chi detiene maggior potere, che anche loro sono stati ragazzi e che, come afferma Antoine de Saint-Exupéry, se lo sono dimenticati.
Noi giovani non abbiamo bisogno di promesse vuote, né di figure da idolatrare o di articoli che si concentrano su sciocchezze. Prima di tutto, esigiamo verità e fatti concreti.
È fondamentale incoraggiare i ragazzi a far sentire la propria voce e a manifestare, perché non possiamo accettare un presente lacerato e un futuro incerto. Manifestare è una forma di resistenza; è sempre stato cruciale e continuerà a esserlo. Dobbiamo anche ricordare che scendere in piazza è un diritto e un dovere di ogni cittadino; non ti etichetta come di sinistra o di destra, ma ti rende umano. Perché ciò che oggi consideri garantito potrebbe non esserlo domani.
Chiara Sassi













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