Siamo davvero sicuri che ciò che vediamo sia la realtà, o stiamo soltanto guardando un riflesso che ci piace credere vero? È da questa crepa nel muro delle nostre certezze che nel pomeriggio del 20 ottobre 2026 ha preso il via, per la redazione del Mattioli’s Chronicles, il percorso di «Alla ricerca di Ulisse… per seguir virtute e canoscenza».
Venti studenti del Polo Liceale “R. Mattioli” hanno preso parte al primo di sei incontri di un progetto di innovazione culturale promosso dai Lions International Distretto 108 A. Un’iniziativa nata non da una cattedra o da una teoria polverosa, ma da una scintilla di vita quotidiana: dalla determinazione di Francesca Ramicone e da una semplice e profonda discussione tra Franco Cristaldi e la nipote diciottenne, uniti dal desiderio di dare voce e spazio autentico ai giovani.
Alla presenza della Dirigente scolastica, Prof.ssa Maria Grazia Angelini, di Francesca Ramicone, Presidente del Centro Studi Distrettuale L’Aquila Lions e Franco Cristaldi, membro del Centro Studi, è emersa con forza la vera essenza del progetto: non un insegnamento calato dall’alto (ex cathedra), ma un ponte di ascolto intergenerazionale destinato ai ragazzi tra i 15 e i 18 anni, chiamati a diventare veri protagonisti della propria crescita.
Sotto la guida attenta delle professoresse Giovanna Santangelo e Patrizia Ciccarella, la prima tappa ci ha messi di fronte al Pilastro 1: Conoscere, con due quesiti volutamente provocatori: «Come faccio a sapere che ciò che credo di sapere è vero?» e «Possiamo fidarci di ciò che vediamo?»
Prendendo le mosse dalle domande e dalle suggestioni dei testi introduttivi proposti dalle docenti, l’incontro si è trasformato in un vivo laboratorio di pensiero autogestito, facendo emergere una riflessione profonda sulla fragilità della percezione umana. Dalla discussione è emerso anzitutto come affidarsi ciecamente e unicamente alle proprie idee sia un errore di presunzione: ciò che riteniamo vero rischia di rivelarsi un’illusione finché non accettiamo di sottoporlo alla prova del confronto con l’altro, indispensabile motore di crescita individuale. Questo limite appare ancora più evidente nella realtà dei social network, dove le percezioni vengono continuamente alterate e scambiate per verità assolute. La vita reale richiede infatti di andare oltre il semplice vedere, smascherando la nostra tendenza a credere solo a ciò che desideriamo e riconoscendo come il coinvolgimento emotivo e le esperienze pregresse filtrino costantemente la nostra visione soggettiva del mondo. Da qui nasce la consapevolezza che nemmeno i nostri sensi — a partire dalla vista — sono del tutto infallibili. Tuttavia, per non rimanere paralizzati dal dubbio, la soluzione individuata dai ragazzi risiede in un’attitudine di fiducia critica: un «accettare con riserva» che ci permetta di vivere basandoci sulle nostre percezioni, ma mantenendo sempre il cuore aperto alla prova del contrario. In questo processo, dove nessuna discussione mira a omologare i pensieri ma a valorizzare l’unicità di ciascuno, la comunicazione diventa il ponte indispensabile per non restare prigionieri della propria solitudine intellettuale.
Questo primo pilastro ci lascia con la consapevolezza che la cultura non è accumulo nozionistico, ma autonomia di giudizio, pensiero critico e autodeterminazione. Il viaggio di Ulisse è appena iniziato, e ci ha già insegnato che per imparare a vedere davvero, a volte, bisogna prima avere il coraggio di dubitare dei propri occhi.
Come diceva Marcel Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.»
Julia Di Paolo






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