La frana di Vasto: riscoprire la storia della città

In occasione del 70esimo anniversario della frana del 1956.

Com’era Vasto durante e dopo la grande frana del 1956? E quali interventi furono messi in atto per affrontarne le devastanti conseguenze?

A queste domande hanno cercato risposta le classi del Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto attraverso la visita alla mostra fotografica “I fratelli Di Marco fotografi: dalla cronaca alla storia”, curata da Mercurio Saraceni, Paolo Calvano, Maurizio Di Marco e Beniamino Fiore.

Durante il percorso espositivo, gli studenti sono stati guidati dagli esperti tra le immagini storiche dell’epoca, scoprendo nei dettagli i drammatici eventi di quel periodo. Più di ogni parola, gli scatti storici hanno mostrato chiaramente ai ragazzi l’entità dei danni agli edifici e le profonde trasformazioni che il territorio vastese ha subito da allora.

Uno dei momenti più drammatici si verificò il 22 febbraio 1956, con il cedimento del terreno nella zona del Muro delle Lame, nel settore orientale di Vasto. Già nei mesi precedenti la comparsa di diverse crepe lungo le strade e sugli edifici aveva segnalato il progressivo peggioramento della situazione. La frana provocò il crollo di numerose costruzioni e danneggiò gravemente la chiesa di San Pietro; per garantire l’incolumità dei cittadini, si rese pertanto necessaria l’evacuazione delle abitazioni più a rischio.

Di grande interesse è stato il confronto tra le fotografie della zona scattate prima e dopo la frana. Osservando le immagini e seguendo il racconto degli esperti, gli studenti hanno potuto ripercorrere le diverse fasi del disastro, comprendendo appieno la complessità e le difficoltà degli interventi di recupero in un contesto così profondamente segnato.

La visita ha permesso agli studenti di riscoprire un capitolo fondamentale della storia di Vasto. Grazie alla forza evocativa delle fotografie, i racconti della frana hanno preso vita, restituendo non solo la drammaticità dei danni subiti dalla città, ma anche la portata e la fatica del grande lavoro di recupero e ricostruzione.

Giorgia Giurastante

Foto di Greta D’Ascenzo