E se il problema di oggi non fosse quello di trovare le informazioni, ma quello di riuscire a distinguere quelle attendibili da quelle che somigliano alla verità?
Siamo vittime di un’era in cui basta uno schermo per ingannare miliardi di persone e manipolarle, facendogli credere di avere il controllo della situazione.
Ogni giorno abbiamo accesso ad una quantità inesauribile di notizie, immagini, video e post. Tutto è a portata di mano, tutto è immediatamente disponibile e tutto può essere condiviso in pochi secondi.
Eppure, proprio questa abbondanza rischia di trasformarsi in uno dei nostri più grandi punti deboli: quando le informazioni diventano troppe, la verità può essere confusa con ciò che le somiglia soltanto.
È da questa consapevolezza che si è sviluppato l’incontro “Giovani Ambasciatori in Parlamento”, svoltosi il 27 ottobre 2026 nell’Aula dei Gruppi Parlamentari di Roma grazie ad un’iniziativa del MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e con il sostegno del Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
Durante la mattinata circa 250 studenti, provenienti da dodici istituti scolastici italiani, dodici realtà diverse, si sono ritrovati in una sede simbolo delle istituzioni democratiche per confrontarsi su alcune delle questioni più attuali del momento: il mondo digitale.
A rappresentare il Polo Liceale Raffaele Mattioli di Vasto sono stati cinque studenti: Paola Di Fazio, Ester Farina, Andrea Giuseppe Marletta, Daniele Basilico e Stefano Turdò, guidati, durante un periodo di preparazione, dalle Prof.sse Francesca Cinquina e Alba Lalli.
L’incontro, moderato dal carisma di Alessandro Greco, ha affrontato quattro grandi aree tematiche: la sicurezza online, l’intelligenza artificiale, l’infodemia e il cyberbullismo.
In risposta alle riflessioni e alle proposte degli studenti, invece, hanno preso la parola Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE; Luca Artesi, del Dipartimento per la trasformazione Digitale; Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini, capo Divisione Consapevolezza dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Giuseppe Lavenia, fondatore e direttore scientifico dell’associazione Di.Te.; Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Marta Cacciotti, psicoterapeuta presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale.
A rappresentare le istituzioni c’erano anche Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Sandra Cioffi, presidente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso AGCOM.
Non si è trattato di un semplice incontro dedicato ai rischi della rete: le problematiche affrontate rappresentano una parte fondamentale della quotidianità anche dei più giovani, che si trovano a vivere in un oceano digitale in continua evoluzione, spesso molto più velocemente di quanto riescano a comprenderne i rischi.
I numeri aiutano a capire la portata di questo fenomeno. Secondo un’indagine del 2025 del MOIGE e dell’Istituto Piepoli su un campione di 1.546 ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, il 55% dichiara di trascorrere almeno tre ore al giorno online, mentre il 51% utilizza regolarmente l’intelligenza artificiale.
Ciò che è sorprendente è che, nonostante l’AI sia una presenza così costante nella vita quotidiana, soltanto il 21% dei giovani ritiene di aver ricevuto una formazione adeguata per usarla.
Quasi un ragazzo su due, inoltre, dichiara di essersi imbattuto in notizie false.
Sono proprio questi dati a porci davanti ad una evidente contraddizione: siamo sempre più capaci di accedere agli strumenti digitali, ma non altrettanto preparati a comprenderli.
È proprio per questo che l’occasione del 27 ottobre svolge un ruolo così importante: parlare di sicurezza digitale non significa soltanto insegnare a proteggere i propri dati o a riconoscere una truffa, significa interrogarsi sul modo in cui la tecnologia influenza le relazioni, le opinioni, la percezione della realtà e soprattutto la libertà di ognuno di noi.
Questa volta, ai giovani non è stato chiesto soltanto di ascoltare. Troppo spesso, quando si parla delle nuove generazioni, si finisce per parlare dei ragazzi senza lasciare loro lo spazio per far ascoltare la loro voce ed il loro punto di vista.
Portare centinaia di giovani menti nella Camera dei Deputati ha significato, prima di tutto, riconoscere che la loro esperienza non è un elemento secondario nel dibattito sul futuro digitale e forse è proprio questo che rimarrà nei cuori di tutti i presenti.
Viviamo in un’epoca in cui troppo spesso confondiamo la verità con ciò che ci farebbe comodo sentire, oltre che l’ascolto attivo con l’ascolto passivo… chissà, forse saranno gli adulti di domani a risvegliare il mondo da questo perenne stato di trance in cui sembra essersi assopito.
Paola Di Fazio
Ester Farina
Andrea Giuseppe Marletta












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